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Giornalismo d’inchiesta, si chiama Irpimedia la “Mediapart italiana”

La traduction française est ci-dessous

The English translation is after the French translation below

Quando chiesi al direttore di Mediapart, Edwy Plenel, quali fossero gli ingredienti giusti per realizzare un buon giornale, mi rispose con un grande sorriso che al primo posto c’era sicuramente la squadra dei giornalisti. A farmi tornare alla mente questo episodio è stato il primo anniversario della testata investigativa online Irpimedia, che cade in questi giorni. Eravamo nella redazione di Mediapart, a due passi da Place de la Bastille a Parigi, e con un gesto della mano Plenel indicò quelle scrivanie aggiungendo che senza uomini e donne in gamba nessun giornale sarebbe andato lontano. Quello era il vero motore di Mediapart.

Mediapart è un caso di successo nell’editoria in Francia. Fondato 13 anni fa da Plenel, dopo aver lasciato la direzione di Le Monde, e da una manciata di altri giornalisti, oggi il sito si è imposto come esempio di giornalismo libero e partecipativo. Ha 218mila abbonati, un giro d’affari di 20 milioni di euro, 4 milioni di utili e 118 dipendenti.

Se qualcuno mi chiedesse quale testata italiana si avvicina di più alla filosofia di Mediapart, non avrei dubbi. La Mediapart italiana esiste e si chiama Irpimedia.

Il primo anno online

Irpimedia è una testata online di giornalismo investigativo che compie in questi giorni un anno di vita ma che ha una storia più lunga alle sue spalle.

Nasce infatti nel 2012 come Irpi, acronimo di Investigative Reporting Project Italy. Per i primi anni è stata un’associazione di giornalisti investigativi i cui articoli venivano pubblicati su testate cartacee italiane, come la Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano o Il Sole 24 Ore. Poi nel 2020 i componenti dell’associazione hanno deciso di creare una testata e un sito online autonomo, Irpimedia.eu, per poter decidere liberamente le inchieste da pubblicare senza passare necessariamente da altre redazioni.

Sebbene di nicchia, probabilmente Irpimedia è stata la novità più importante nel panorama giornalistico italiano degli ultimi anni. Una novità soprattutto dal punto di vista qualitativo. E ci sono alcuni motivi per cui ritengo che sia così.

Il giornalismo investigativo

Innanzitutto, Irpimedia è un giornale che fa del giornalismo investigativo la sua essenza. Sul sito vengono pubblicati pochi articoli rispetto ai siti di news tradizionali ma si tratta di inchieste approfondite, dettagliate, che richiedono un lungo lavoro, a volte anche di mesi.

Il giornalismo d’inchiesta è ormai quasi in via d’estinzione nei giornali tradizionali, piegati dalla crisi strutturale dell’editoria. Le inchieste costano, richiedono un impegno di lavoro di giorni, di settimane e a volte anche di più. Sono un grattacapo per molti direttori di giornali, perché sono spesso scomode, rivelano interessi che dovrebbero rimanere nascosti, pestano i piedi a potenti che sono in grado di influire sulle carriere dei giornalisti e di chi dirige i giornali. A volte hanno strascichi legali come querele, spesso temerarie, ma che richiedono l’impegno di avvocati che costano e che non tutti i giornali possono permettersi, soprattutto se in crisi.

Ecco perché spesso è molto più semplice pubblicare articoli di altro genere, indubbiamente utili ma che non abbiano queste controindicazioni. Così, le inchieste, pian piano si riducono sempre più. Ben venga dunque un giornale come Irpimedia che fa del giornalismo investigativo la sua mission.

La rete internazionale

C’è poi un altro motivo per cui Irpimedia ha rappresentato una novità nel panorama editoriale italiano ed è racchiusa nella frase che campeggia sul sito del giornale: “Facciamo giornalismo d’inchiesta transnazionale. Siamo una testata non profit”.

Cosa significa giornalismo transnazionale? Molte inchieste di Irpimedia nascono da collaborazioni con giornalisti investigativi di altri paesi. Si lavora insieme, ci si scambia le informazioni, si costruiscono database comuni in cui far confluire i documenti e le informazioni che ciascun giornalista di ciascun paese è stato in grado di rintracciare. Il valore aggiunto dato dalla collaborazione internazionale è incommensurabile.

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“La grossa differenza con le altre testate – racconta Luca Rinaldi, che di Irpimedia è il direttore – è proprio questa idea che sui progetti si possa lavorare in maniera condivisa con altri colleghi che possono essere in Italia e all’estero e ognuno di loro può portare qualcosa di nuovo alla singola storia. Per noi l’importante è arrivare bene alle cose, non prima. Questo è un valore aggiunto. Va dato atto di questa intuizione a chi ha fondato Irpi nel 2012. Il contatto con reti di giornalisti all’estero è fondamentale, perché quando lavoriamo su un’inchiesta noi possiamo conoscere bene il nostro contesto ma non quello, per esempio, spagnolo o romeno. Avere rapporti con una persona che vive in quelle realtà ti può aiutare a comprendere meglio i fatti”.

La squadra di Irpimedia

Luca Rinaldi, Lorenzo Bagnoli, Cecilia Anesi, Lorenzo Bodrero, Alessia Cerantola, Matteo Civillini e Giulio Rubino – i giornalisti che compongono la redazione di Irpimedia – sono nati con questa impostazione mentale. Se nei giornali tradizionali si era abituati a lavorare da soli, gelosi delle notizie raccolte (e solo da poco ci si apre alla collaborazione e agli articoli condivisi), loro sono abituati da sempre a collaborare con altri giornalisti italiani e stranieri. Queste caratteristiche ce l’hanno nel Dna.

“In questo primo anno, abbiamo pubblicato un 60% di inchieste che nasce da collaborazioni internazionali e un 40% che nasce da input strettamente nostri. Credo che continuerà bene o male a essere così – sottolinea Rinaldi -. Poi anche in questo contesto internazionale ci sono state inchieste in cui la nostra intuizione ha dato il via a un progetto più ampio”.

La fabbrica delle frodi, l’abuso di farmaci antidolorifici nel mondo del calcio, il Dafne Project, i lavoratori invisibili dell’agricoltura europea, il Green washing, un’inchiesta in cui si indaga sulla transizione ecologica e sugli interessi economici attorno al Recovery Plan, e OpenLux sono state alcune delle inchieste sviluppate nel primo anno di attività di Irpimedia. I giornalisti della testata collaboravano a un’indagine con Ján Kuciak, quando il giornalista slovacco fu ucciso insieme alla fidanzata Martina Kušnírová il 21 febbraio 2018.

Alcune di queste inchieste sono seriali e i contenuti vengono declinati anche in forme multimediali come podcast e video. “Alla lunga abbiamo visto come la possibilità di offrire contenuti esclusivi o più approfonditi e organici rispetto ai quotidiani e ai settimanali puri, ha premiato”, chiosa Rinaldi.

Il vuoto da colmare

Nel campo del giornalismo investigativo internazionale, i giornalisti di Irpimedia sono di casa da anni. Mi è capitato di trovarmi a Londra o a Parigi con reporter stranieri provenienti da tutto il mondo e di sentir nominare Irpimedia o i nomi dei suoi giornalisti e non quelli delle testate tradizionali, più grandi e con più storia. Questo perché i transatlantici vecchi e spesso malconci dei media tradizionali bazzicano molto raramente questi mari mentre i giovani giornalisti di Irpimedia ci sguazzano con sicurezza proiettati come sono in una dimensione di collaborazione internazionale.

Del resto, tutto è nato proprio dalla consapevolezza che in Italia c’era un vuoto da colmare. A una riunione internazionale di giornalisti investigativi nel 2012, quelli che diventeranno gli animatori di Irpimedia si guardarono in faccia e insieme a una vecchia volpe del giornalismo d’inchiesta italiano, Leo Sisti, realizzarono che erano gli unici giornalisti italiani presenti. Le grandi testate non c’erano. Capirono che c’era qualcosa da fare e al ritorno fondarono l’Irpi.

I legami con Occrp

Un legame particolare è quello con il centro di giornalismo investigativo Occrp (Organized Crime and Corruption Reporting Project), che sforna inchieste soprattutto legate alla Russia, ai paesi della ex Urss e all’Est europeo. Occrp non è però solo questo. Negli anni ha costruito una rete di giornalisti sparsi in mezzo mondo e mette loro a disposizione un’infrastruttura tecnologica per l’analisi dei dati e dei documenti. Oltre a occuparsi della sicurezza informatica – e anche fisica – dei giornalisti che lavorano in aree difficili del globo. Irpimedia è anche in altre reti come il Global Investigative Journalist Network (Gijn), che a sua volta racchiude altri centri di giornalismo d’inchiesta nel mondo.

Tutto ciò non è banale, perché sempre più nel mondo del giornalismo d’inchiesta la collaborazione internazionale è un fattore necessario. L’ultimo caso è quello di OpenLux, un’indagine transnazionale basata sul registro dei beneficiari finali delle società del Lussemburgo. Openlux nasce come database messo a disposizione dal giornale francese Le Monde e lavorato da Occrp. L’unica testata italiana che ha collaborato all’inchiesta è stata Irpimedia.

“Il fattore tempo è un’altra grossa differenza rispetto a una redazione di una testata giornalistica ordinaria – ragiona Rinaldi -. Ci sono momenti in cui siamo anche disposti a sacrificare la tempestività e ci prendiamo il tempo per approfondire un po’ più le cose. Ecco perché valorizziamo gli aspetti nei quali i giornali sono più carenti: il tempo e lo spazio dedicato ai singoli temi”.

No alla pubblicità

Come Mediapart, anche Irpimedia non accetta pubblicità sul suo sito. È un modo per essere più liberi ma per Irpimedia anche una necessità dovuta al fatto di essere un’associazione no profit che per statuto deve perseguire i suoi obiettivi, e cioè la diffusione del giornalismo d’inchiesta e la possibilità di influire sulla crescita dell’opinione pubblica attraverso i suoi articoli. Le entrate commerciali non sono possibili.

Il 90% delle risorse per mandare avanti il sito arriva allora dai grant di fondazioni italiane e soprattutto internazionali. Oppure da fondi europei attraverso collaborazioni con centri di ricerca universitari. Solo in piccola parte gli introiti provengono da donazioni dei lettori che si possono effettuare dal sito.

L’obiettivo è però poter contare per il 30% sui grant, per un altro 30% sulle donazioni dei lettori e per il rimanente 30% su ricavi da altre fonti, come la vendita di libri.

I grant come quelli del Journalism Fund sono un propulsore importante per la collaborazione internazionale: un requisito fondamentale, infatti, è quello di coinvolgere reporter di almeno tre paesi differenti. Il finanziamento è legato a un progetto specifico di inchiesta: il budget da presentare deve essere molto dettagliato e anche la rendicontazione finale delle spese.

La qualità premia

“Quando abbiamo pubblicato notizie esclusive, come le rivelazioni sul caso Bettencourt, quelle che hanno fatto dimettere un ministro di Hollande o quelle su Sarkozy – ricordava il direttore di Mediapart nel nostro incontro a Parigi – la risposta dei lettori si è vista immediatamente con un aumento improvviso del numero dei nuovi abbonati”.

Fatte le dovute proporzioni sui numeri, anche Irpimedia in Italia ha sperimentato l’interesse dei lettori ogni volta che pubblicava un’inchiesta interessante. “Quando si pubblicano contenuti di valore la risposta dei lettori si vede – commenta Rinaldi -. Ovviamente non facciamo numeri da grande testata perché siamo una nicchia, ma a partire da gennaio 2021 gli accessi sono notevolmente cresciuti. Ci stiamo attestando quasi al doppio rispetto a ottobre-novembre dello scorso anno”. Un buon segnale per il giornalismo di qualità.

 

En français

Journalisme d’investigation, le “Mediapart italien” s’appelle Irpimedia

Quand j’ai demandé au directeur de Mediapart, Edwy Plenel, quels étaient les bons ingrédients pour faire un bon journal, il m’a répondu avec un grand sourire que l’équipe de journalistes était certainement la première place. Pour me rappeler cet épisode, c’était le premier anniversaire du journal d’investigation en ligne Irpimedia, qui tombe ces jours-ci. Nous étions dans le bureau de Mediapart, à deux pas de la place de la Bastille à Paris, et d’un geste de la main, Plenel désigna ces bureaux, ajoutant que sans les hommes et les femmes intelligents, aucun journal n’aurait été loin. C’était le vrai moteur de Mediapart.

Mediapart est une réussite dans l’édition en France. Fondé il y a 13 ans par Plenel, après avoir quitté la direction du Monde, et une poignée d’autres journalistes, le site s’est aujourd’hui imposé comme un exemple de journalisme libre et participatif. Elle compte 218 mille abonnés, un chiffre d’affaires de 20 millions d’euros, 4 millions de bénéfices et 118 employés.

Si quelqu’un me demandait quel journal italien est le plus proche de la philosophie Mediapart, je n’aurais aucun doute. Le Mediapart italien existe et s’appelle Irpimedia.

La première année en ligne

Irpimedia est un magazine en ligne de journalisme d’investigation qui a maintenant un an mais qui a une histoire plus longue derrière lui.

En fait, il est né en 2012 sous le nom d’Irpi, acronyme de Investigative Reporting Project Italy. Pendant les premières années, il s’agissait d’une association de journalistes d’investigation dont les articles étaient publiés dans des journaux italiens tels que la Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano ou Il Sole 24 Ore. Puis en 2020 les membres de l’association ont décidé de créer un journal et un site en ligne indépendant, Irpimedia.eu, pour pouvoir décider librement quelles enquêtes publier sans nécessairement passer par d’autres rédactions.

Bien que de niche, Irpimedia était probablement la nouveauté la plus importante du panorama journalistique italien ces dernières années. Une nouveauté surtout d’un point de vue qualitatif. Et il y a plusieurs raisons pour lesquelles je pense que c’est le cas.

Journalisme d’enquête

Tout d’abord, Irpimedia est un journal qui fait du journalisme d’investigation son essence. Peu d’articles sont publiés sur le site par rapport aux sites d’actualités traditionnels mais il s’agit d’enquêtes approfondies et détaillées, qui nécessitent un long travail, parfois même des mois.

Le journalisme d’investigation est aujourd’hui presque au bord de l’extinction dans les journaux traditionnels, plié par la crise structurelle de l’édition. Les enquêtes coûtent de l’argent, nécessitent des jours, des semaines et parfois même plus de travail. Ils sont un casse-tête pour de nombreux rédacteurs en chef de journaux, car ils sont souvent mal à l’aise, ils révèlent des intérêts qui devraient rester cachés, ils marchent sur les orteils de personnes puissantes capables d’influencer la carrière des journalistes et de ceux qui gèrent des journaux. Parfois, ils ont des conséquences juridiques telles que des plaintes, souvent imprudentes, mais qui nécessitent l’engagement d’avocats qui coûtent cher et que tous les journaux ne peuvent se permettre, surtout en cas de crise.

C’est pourquoi il est souvent beaucoup plus facile de publier des articles d’un autre type, sans doute utiles mais qui ne présentent pas ces contre-indications. Ainsi, les enquêtes, petit à petit, se réduisent de plus en plus. Un journal comme Irpimedia est donc le bienvenu, ce qui fait du journalisme d’investigation sa mission.

Le réseau international

Il y a aussi une autre raison pour laquelle Irpimedia a représenté une nouveauté dans la scène éditoriale italienne et est contenue dans la phrase qui ressort sur le site Web du journal: «Nous faisons du journalisme d’investigation transnational. Nous sommes un journal à but non lucratif ».

Que signifie le journalisme transnational? De nombreuses enquêtes d’Irpimedia résultent de collaborations avec des journalistes d’investigation d’autres pays. Nous travaillons ensemble, échangeons des informations, construisons des bases de données communes dans lesquelles rassembler les documents et informations que chaque journaliste de chaque pays a pu trouver. La valeur ajoutée apportée par la collaboration internationale est incommensurable.

«La grande différence avec les autres journaux – dit Luca Rinaldi, qui est le directeur d’Irpimedia – est précisément cette idée que les projets peuvent être travaillés de manière partagée avec d’autres collègues qui peuvent être en Italie et à l’étranger et chacun d’eux peut apporter quelque chose de nouveau dans l’histoire unique. Pour nous, l’important est de bien faire les choses, pas avant. C’est une valeur ajoutée. Cette intuition doit être reconnue à ceux qui ont fondé l’Irpi en 2012. Le contact avec des réseaux de journalistes à l’étranger est fondamental, car lorsque nous travaillons sur une enquête, nous pouvons bien connaître notre contexte mais pas celui de l’Espagne ou de la Roumanie, par exemple. Avoir des relations avec une personne qui vit dans ces réalités peut vous aider à mieux comprendre les faits ».

L’équipe Irpimedia

Luca Rinaldi, Lorenzo Bagnoli, Cecilia Anesi, Lorenzo Bodrero, Alessia Cerantola, Matteo Civillini et Giulio Rubino – les journalistes qui composent l’équipe éditoriale d’Irpimedia – sont nés avec cet état d’esprit. Si les journaux traditionnels travaillaient seuls, jaloux des nouvelles rassemblées (et ne se sont ouverts que récemment à la collaboration et aux articles partagés), ils ont toujours été habitués à collaborer avec d’autres journalistes italiens et étrangers. Ils ont ces caractéristiques dans leur ADN.

«Au cours de cette première année, nous avons publié 60% des sondages qui résultent de collaborations internationales et 40% qui découlent strictement de notre contribution. Je crois que cela continuera à être comme ça pour le meilleur ou pour le pire – souligne Rinaldi -. Puis aussi dans ce contexte international il y a eu des enquêtes dans lesquelles notre intuition a cédé la place à un projet plus large ».

L’usine de fraude, l’abus d’analgésiques dans le monde du football, le projet Dafne, les travailleurs invisibles de l’agriculture européenne, le Green washing, une enquête qui enquête sur la transition écologique et les intérêts économiques autour du plan de relance, et OpenLux étaient quelques-uns des les enquêtes développées au cours de la première année d’activité d’Irpimedia. Des journalistes du journal collaboraient à une enquête avec Ján Kuciak lorsque le journaliste slovaque a été tué avec sa petite amie Martina Kušnírová le 21 février 2018.

Certaines de ces enquêtes sont en série et les contenus sont également déclinés sous des formes multimédias telles que des podcasts et des vidéos. «Sur le long terme, nous avons vu comment la possibilité d’offrir un contenu exclusif ou plus approfondi et organique que les purs journaux et hebdomadaires, a récompensé», conclut Rinaldi.

Le vide à combler

Dans le domaine du journalisme d’investigation international, les journalistes d’Irpimedia sont chez eux depuis des années. Je me trouvais à Londres ou à Paris avec des journalistes étrangers du monde entier et d’entendre parler d’Irpimedia ou des noms de ses journalistes et non de ceux de journaux traditionnels, plus grands et avec plus d’histoire. En effet, les vieux paquebots transatlantiques souvent abîmés des médias traditionnels hantent très rarement ces mers alors que les jeunes journalistes d’Irpimedia s’y vautrent avec confiance projetés comme ils le sont dans une dimension de collaboration internationale.

Après tout, tout est parti de la prise de conscience qu’en Italie, il y avait un vide à combler. Lors d’une réunion internationale de journalistes d’investigation en 2012, ceux qui deviendront les animateurs d’Irpimedia se sont regardés et avec un vieux renard du journalisme d’investigation italien, Leo Sisti, ont réalisé qu’ils étaient les seuls journalistes italiens présents. Les grands journaux n’étaient pas là. Ils ont réalisé qu’il y avait quelque chose à faire et à leur retour ils ont fondé l’IRPI.

Les liens avec Occrp

Un lien particulier est celui du centre de journalisme d’investigation Occrp (Organized Crime and Corruption Reporting Project), qui produit des enquêtes principalement liées à la Russie, aux pays de l’ex-URSS et à l’Europe de l’Est. Cependant, Occrp n’est pas seulement cela. Au fil des années, elle a construit un réseau de journalistes à travers le monde et leur fournit une infrastructure technologique d’analyse de données et de documents. En plus de s’occuper de la cybersécurité – et même physique – des journalistes travaillant dans des zones difficiles du globe. Irpimedia fait également partie d’autres réseaux tels que le Global Investigative Journalist Network (Gijn), qui à son tour comprend d’autres centres de journalisme d’investigation à travers le monde.

Tout cela n’est pas anodin, car la collaboration internationale est de plus en plus un facteur nécessaire dans le monde du journalisme d’investigation. Le dernier cas est celui d’OpenLux, une enquête transnationale basée sur le registre des bénéficiaires finaux des entreprises luxembourgeoises. Openlux est né comme une base de données mise à disposition par le journal français Le Monde et travaillée par Occrp. Le seul journal italien qui a collaboré à l’enquête était Irpimedia.

«Le facteur temps est une autre grande différence par rapport à un comité de rédaction d’un journal ordinaire – raisons Rinaldi -. Il y a des moments où nous sommes également prêts à sacrifier l’opportunité et à prendre le temps de nous plonger un peu plus dans les choses. C’est pourquoi nous apprécions les aspects dans lesquels les journaux manquent le plus: le temps et l’espace consacrés à des sujets individuels “.

Non à la publicité

Tout comme Mediapart, Irpimedia n’accepte pas non plus la publicité sur son site. C’est un moyen d’être plus libre mais pour Irpimedia aussi une nécessité du fait qu’il s’agit d’une association à but non lucratif qui, par statut, doit poursuivre ses objectifs, à savoir la diffusion du journalisme d’investigation et la possibilité d’influencer la croissance de l’opinion publique à travers ses articles. Les revenus commerciaux ne sont pas possibles.

90% des ressources pour faire fonctionner le site proviennent alors de subventions de fondations italiennes et surtout internationales. Ou à partir de fonds européens grâce à des collaborations avec des centres de recherche universitaires. Seule une petite partie des revenus provient des dons des lecteurs qui peuvent être effectués à partir du site.

Cependant, l’objectif est de pouvoir compter 30% sur les subventions, 30% supplémentaires sur les dons des lecteurs et les 30% restants sur les revenus provenant d’autres sources, comme la vente de livres.

Les subventions telles que celles du Fonds pour le journalisme sont un moteur important de la collaboration internationale: une exigence fondamentale, en fait, est d’impliquer des journalistes d’au moins trois pays différents. Le financement est lié à un projet d’enquête spécifique: le budget à présenter doit être très détaillé ainsi que le reporting final des dépenses.

Récompenses de qualité

«Lorsque nous avons publié des actualités exclusives, comme les révélations sur l’affaire Bettencourt, celles qui ont fait démissionner un ministre de Hollande ou celles sur Sarkozy – a rappelé le directeur de Mediapart lors de notre réunion à Paris – la réponse des lecteurs s’est aussitôt vue avec un augmenter le nombre soudain de nouveaux abonnés “.

Compte tenu des proportions dues sur les chiffres, même Irpimedia en Italie a éprouvé l’intérêt des lecteurs à chaque fois qu’elle a publié une enquête intéressante. «Lorsque vous publiez un contenu précieux, vous pouvez voir la réponse des lecteurs – commente Rinaldi -. Évidemment, nous ne faisons pas de gros numéros de magazines parce que nous sommes une niche, mais à partir de janvier 2021, les succès ont considérablement augmenté. Nous sommes presque le double par rapport à octobre-novembre de l’année dernière “. Un bon signe pour un journalisme de qualité.

 

In English

Investigative journalism, Irpimedia is the “Italian Mediapart”

When I asked the editor of Mediapart, Edwy Plenel, what were the right ingredients to make a good newspaper, he replied with a big smile that the team of journalists was definitely in first place. To remind me of this episode was the first anniversary of the online investigative newspaper Irpimedia, which falls in these days. We were in the Mediapart office, a stone’s throw from Place de la Bastille in Paris, and with a wave of his hand Plenel pointed to those desks, adding that without smart men and women no newspaper would have gone far. That was the real engine of Mediapart.

Mediapart is a successful case in publishing in France. Founded 13 years ago by Plenel after leaving Le Monde, and a handful of other journalists, today the website has established itself as an example of free and participatory journalism. It has 218,000 subscribers, a turnover of 20 million euros, 4 million profits and 118 employees.

If someone asked me which Italian newspaper is closest to the Mediapart philosophy, I would have no doubts. The Italian Mediapart exists and is called Irpimedia.

The first year online

Irpimedia is an online magazine of investigative journalism that is now one year old but has a longer history behind it.

In fact, it was born in 2012 as Irpi, an acronym for Investigative Reporting Project Italy. For the first few years it was an association of investigative journalists whose articles were published in Italian newspapers, such as la Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano or Il Sole 24 Ore. Then in 2020 the members of the association decided to create a newspaper and an independent online site, Irpimedia.eu, to be able to freely decide which surveys to publish without necessarily going through other newsroom.

Although niche, Irpimedia was probably the most important news in the Italian journalistic panorama in recent years. A novelty especially from a qualitative point of view. And there are a few reasons why I think this is the case.

Investigative journalism

First of all, Irpimedia is a newspaper that makes investigative journalism its essence. Few articles are published on the website compared to traditional news sites but these are in-depth, detailed inquiries, which require a long work, sometimes even months.

Investigative journalism is now almost on the verge of extinction in traditional newspapers, bent by the structural crisis of publishing. Investigations cost money, require days, weeks and sometimes even more work. They are a headache for many newspaper editors, because they are often uncomfortable, they reveal interests that should remain hidden, they step on the toes of powerful people who are able to influence the careers of journalists and those who manage newspapers. Sometimes they have legal consequences such as complaints, often reckless, but which require the commitment of lawyers that cost and that not all newspapers can afford, especially if in crisis.

This is why it is often much easier to publish articles of another kind, undoubtedly useful but which do not have these contraindications. Thus, the inquiries, little by little, are reduced more and more. So a newspaper like Irpimedia is welcome, which makes investigative journalism its mission.

The international network

There is also another reason why Irpimedia represented a novelty in the Italian publishing landscape and is contained in the sentence that stands out on the newspaper’s website: “We do transnational investigative journalism. We are a non-profit newspaper ”.

What does transnational journalism mean? Many Irpimedia investigations arise from collaborations with investigative journalists from other countries. We work together, exchange information, build common databases in which to bring together the documents and information that each journalist from each country has been able to find. The added value given by international collaboration is immeasurable.

“The big difference with the other magazines – says Luca Rinaldi, who is the director of Irpimedia – is precisely this idea that projects can be worked on in a shared manner with other colleagues who may be in Italy and abroad and each of them can bring something new to the single story. For us, the important thing is to get things right, not before. This is an added value. This intuition must be acknowledged to those who founded Irpi in 2012. Contact with networks of journalists abroad is fundamental, because when we work on an investigation we can know our context well but not the Spanish or Romanian one, for example. . Having relationships with a person who lives in those realities can help you understand the facts better ”.

The Irpimedia team

Luca Rinaldi, Lorenzo Bagnoli, Cecilia Anesi, Lorenzo Bodrero, Alessia Cerantola, Matteo Civillini and Giulio Rubino – the journalists who make up the editorial staff of Irpimedia – were born with this mindset. While traditional newspapers used to work alone, jealous of the news gathered (and only recently opened up to collaboration and shared articles), they have always been used to collaborating with other Italian and foreign journalists. They have these characteristics in their DNA.

“In this first year, we have published 60% of surveys that arise from international collaborations and 40% that arise from strictly our input. I believe it will continue to be like this for better or worse – underlines Rinaldi -. Then also in this international context there have been inquiries in which our intuition has given way to a wider project ”.

The fraud factory, the abuse of painkillers in the world of football, the Dafne Project, the invisible workers of European agriculture, the Green washing, an investigation that investigates the ecological transition and the economic interests around the Recovery Plan , and OpenLux were some of the surveys developed in Irpimedia’s first year of activity. Journalists from the newspaper were collaborating in an investigation with Ján Kuciak when the Slovak journalist was killed along with his girlfriend Martina Kušnírová on 21 February 2018.

Some of these investigations are serial and the contents are also declined in multimedia forms such as podcasts and videos. “In the long run we have seen how the possibility of offering exclusive or more in-depth and organic content than pure newspapers and weeklies has rewarded”, concludes Rinaldi.

The void to fill

In the field of international investigative journalism, Irpimedia journalists have been at home for years. I happened to be in London or Paris with foreign reporters from all over the world and to hear about Irpimedia or the names of its journalists and not those of traditional newspapers, bigger and with more history. This is because the old and often battered transatlantic liners of the traditional media very rarely haunt these seas while the young Irpimedia journalists wallow in them confidently projected as they are in a dimension of international collaboration.

After all, it all started from the awareness that in Italy there was a void to fill. At an international meeting of investigative journalists in 2012, those who will become the animators of Irpimedia looked at each other and together with an old fox of Italian investigative journalism, Leo Sisti, realized that they were the only Italian journalists present. The big newspapers were not there. They realized that there was something to do and on their return they founded the IRPI.

The links with Occrp

A particular link is that with the investigative journalism center Occrp (Organized Crime and Corruption Reporting Project), which produces investigations mainly related to Russia, the countries of the former USSR and Eastern Europe. However, Occrp is not just this. Over the years, it has built a network of journalists around the world and provides them with a technological infrastructure for analyzing data and documents. In addition to dealing with the cyber – and even physical – security of journalists working in difficult areas of the globe. Irpimedia is also in other networks such as the Global Investigative Journalist Network (Gijn), which in turn includes other center investigative journalism in the world.

All this is not trivial, because international collaboration is increasingly a necessary factor in the world of investigative journalism. The latest case is that of OpenLux, a transnational survey based on the register of final beneficiaries of Luxembourg companies. Openlux was born as a database made available by the French newspaper Le Monde and worked by Occrp. The only Italian newspaper that collaborated in the investigation was Irpimedia.

“The time factor is another big difference compared to an editorial board of an ordinary newspaper – Rinaldi reasons -. There are times when we are also willing to sacrifice timeliness and take the time to delve into things a little more. This is why we value the aspects in which newspapers are most lacking: the time and space dedicated to individual topics “.

No to advertising

Like Mediapart, Irpimedia also does not accept advertising on its site. It is a way to be freer but for Irpimedia also a necessity due to the fact that it is a non-profit association which by statute must pursue its objectives, namely the spread of investigative journalism and the possibility of influencing the growth of public opinion through its articles. Commercial revenue is not possible.

90% of the resources to run the site then comes from grants from Italian and above all international foundations. Or from European funds through collaborations with university research centers. Only a small part of the income comes from donations from readers that can be made from the site.

However, the goal is to be able to count 30% on grants, another 30% on donations from readers and the remaining 30% on revenues from other sources, such as the sale of books.

Grants such as those of the Journalism Fund are an important driver for international collaboration: a fundamental requirement, in fact, is to involve reporters from at least three different countries. The funding is linked to a specific investigation project: the budget to be presented must be very detailed and also the final reporting of expenses.

Quality rewards

“When we published exclusive news, such as the revelations on the Bettencourt case, those that made a minister of Hollande resign or those on Sarkozy – recalled the director of Mediapart in our meeting in Paris – the response of the readers was immediately seen with an increase sudden number of new subscribers “.

Given the due proportions on the numbers, even Irpimedia in Italy has experienced the interest of readers every time it published an interesting survey. “When you publish valuable content, you can see the response of the readers – comments Rinaldi -. Obviously, we don’t do big magazine numbers because we are a niche, but starting from January 2021, accesses have grown considerably. We are almost double compared to October-November of last year ”. A good sign for quality journalism.

 

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  • Maria Laura Franciosi |

    Sono giornalista da molti anni. Mi interessa seguire le vostre pubblicazioni e pubblicare.

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