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Dig, il giornalismo d’inchiesta che ci dà una speranza (sotto il cielo di Riccione)

Se volete vedere del giornalismo di qualità, c’è un luogo in Italia che dovete frequentare. Sotto il cielo di Riccione, dal 30 maggio al 2 giugno, torna il Dig Festival. Più che di una kermesse dove vengono premiati documentari d’inchiesta internazionali, il Dig è ormai una comunità dove si ritrovano i giornalisti investigativi italiani e stranieri per discutere del loro lavoro e vedere i frutti di un mestiere sempre più in difficoltà in tutto il mondo. Forse è l’unico appuntamento del genere nel nostro paese, insieme al Festival internazionale del giornalismo di Perugia.
Ma se andrete a Riccione a vedere uno dei tanti videoreportage in competizione, capirete soprattutto come il giornalismo vero, quello che non accetta le veline e che si basa sulla volontà di capire la realtà e di raccontarla per come è, sia più vivo che mai.

Il Dig è una boccata d’ossigeno, un segnale di speranza per tutti noi. Ci dice che non tutto è perduto. Che in Italia e nel mondo ci sono giornalisti che continuano a essere i cani da guardia del potere. Non è un caso che lo slogan della manifestazione sia da anni “I wanna be your watchdog“, voglio essere il tuo cane da guardia.
Dig è l’acronimo di “documentari, inchieste, giornalismi”. Nel loro sito, i promotori – guidati dal direttore Matteo Scanni, dal direttore organizzativo Sara Paci, con Valerio Bassan e Davide Fonda – si descrivono cone «un’associazione senza fini di lucro che sostiene i reporter affamati di verità e valorizza il lavoro dei freelance. Dig è una casa per giornalisti che si dedicano a inchieste e reportage… è un punto di riferimento per l’aggiornamento professionale… è un network che opera in Europa collaborando con soggetti che si occupano di giornalismo di qualità».
Basta andare a Riccione durante il Festival per entrare in questa comunità. Vi troverete tanti giovani giornalisti soprattutto freelance, perché nei giornali ormai non si assume più e alcune delle energie migliori si trovano ormai fuori dalle tradizionali testate.

Come, ad esempio, i giornalisti che hanno dato vita a Irpi (Investigative reporting project Italy), un’associazione di giovani reporter che fanno del giornalismo di qualità la loro parte migliore. Inseriti in network internazionali, scrivono in italiano e in inglese e pubblicano i loro articoli sui media italiani e stranieri. Il loro è un tipo di giornalismo investigativo sempre più difficile da realizzare nei giornali in difficoltà economica ma nei loro occhi leggi la passione viscerale per questo mestiere. Sono una punta d’eccellenza del giornalismo italiano. E non è un caso se siano una presenza fissa a Riccione.

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Le nuove leve del giornalismo investigativo hanno ormai uno sguardo internazionale. Sono abituate a lavorare e a confrontarsi con giornalisti di altri paesi, a scambiare informazioni e documenti, a mettere insieme esperienze diverse per progetti comuni.

L’ultima iniziativa ad apparire sui media internazionali è stata “Grand Theft Europe“, una investigazione cross-border sulle frodi dell’Iva andata in scena contemporaneamente su 35 testate di 30 paesi europei sotto il coordnamento della redazione online tedesca Correctiv. Per mesi 63 giornalisti hanno lavorato insieme utilizzando una chat e un archivio comune (criptati) per scambiarsi informazioni e scrivere le loro inchieste.

Ma iniziative di questo genere fioriscono ormai da anni. Come le grandi inchieste dell’Icij, il Consorzio internazionale giornalisti investigativi che ha realizzato – tra le altre – l’inchiesta sui Panama Papers. Oppure l’Eic, la European Investigative Collaborations, che ha pubblicato i Football Leaks, e l’Occrp (Organized crime and corruption reporting project), autore di grandi inchieste sulla corruzione in Russia e nei paesi dell’ex Unione sovietica. Altre realtà che in qualche modo rientrano in questa categoria sono Finance Uncovered a Londra e le associazioni internazionali come il Global Investigative Journalism Network, che raggruppa associazioni nazionali e testate di vari paesi.

Il giornalismo – o meglio un certo tipo di giornalismo – sta cambiano da anni, magari in maniera silenziosa e lontana dai riflettori, ma ha imboccato una strada che punta alla qualità e alla riscoperta del ruolo tipico della più gloriosa tradizione anglosassone. Sotto il cielo di Riccione va in scena una parte bella e interessante di questo giornalismo. Una realtà con un respiro internazionale da seguire da vicino.

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Twitter: @Angelo_Mincuzzi

angelo.mincuzzi@ilsole24ore.com