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“I Re Mida del calcio”, ecco gli imperi milionari di Ronaldo e di Messi

La vita dei campioni del calcio ha un “lato A” e un “lato B”. Il “lato A” lo conosciamo tutti: sono i gol, i successi e gli insuccessi della loro attività professionale. Il “lato B” – o meglio la loro seconda vita, i loro in vestimenti, l’attività imprenditoriale e finanziaria nata dai proventi del calcio – è un aspetto trascurato dai giornali e, dunque, i tifosi ne sanno ben poco.

La collana del Sole 24 Ore “Fiume di denaro” debutta con il libro “I Re Mida del calcio”, dove sono affrontati proprio i successi e gli insuccessi nel mondo dell’imprenditoria, dell’economia e della finanza di alcuni tra i protagonisti del calcio che negli ultimi anni hanno acceso, più di altri, la fantasia di milioni di tifosi in tutto il mondo.

Il libro, che ho scritto con Roberto Galullo – in edicola dal 4 settembre e dal 16 settembre in libreria e sugli store online come Amazon – racconta gli affari e gli investimenti fatti con i soldi accumulati negli anni in qualità di calciatori prima, e di manager e testimonial poi, da campioni che hanno acceso la passione di milioni di tifosi del mondo del calcio.

Il libro è la naturale evoluzione del format multimediale “Fiume di denaro” (carta, video e web) nato nel 2017. Nel 2020 hanno debuttato anche i podcast di “Fiume di denaro” (in abbonamento sulla piattaforma Apple Podcasts Subscriptions).

“I Re Mida del calcio” si apre con un capitolo dedicato ai “gemelli” Roberto Mancini e Gianluca Vialli a cui seguono i capitoli La vita fuoricampo del miliardario Cristiano Ronaldo; Totti: mattone, show business e caccia ai talenti; I dribbling di Leo Messi tra Barcellona, Parigi, Dubai e Belize; Vieri e De Rossi, sfida tra “bomber” e “king”; Ibracadabra: magie e scommesse di Zlatan Ibrahimović; Roberto Baggio da Caldogno, artista a vita; Del Piero: il business scivola come un bicchier d’acqua.

Ecco due stralci dei capitoli dedicati a Cristiano Ronaldo e a Leo Messi.

La vita fuoricampo del miliardario Cristiano Ronaldo

Quinta da Marinha, nel parco naturale di Sintra-Cascais, in Portogallo, è un paradiso caduto sulla terra. Le spiagge immacolate per il surf di Cresmina e Guincho, sull’Oceano Atlantico, sono fiancheggiate da ristoranti raffinati di pesce e da ogni ben di Dio. Resort e condomini di lusso, golf club e un campo da equitazione rendono questo angolo di Portogallo un Eldorado per i milionari di tutto il mondo. È qui che Cristiano Ronaldo – il fuoriclasse del football mondiale – ha acquistato un terreno grande quanto un campo da calcio per costruire una villa di lusso nell’area più esclusiva del Paese.

La costruzione guarderà il mare e le terrazze vetrate al primo piano giocheranno con il paesaggio, in modo minimalista per non ferire la bellezza dell’ambiente. La villa sarà edificata dalla società Sessenta e Cinco Lote, di cui è presidente Hugo Dinarte Santos Aveiro, fratello maggiore di CR7 e costerà – secondo la stampa portoghese – circa otto milioni di euro.

Cristiano Ronaldo possiede già a Lisbona un appartamento nella centralissima Avenida da Liberdade e un attico – il più costoso mai venduto nel Paese – in Rua Castilho ma non ha voluto farsi mancare la bellezza del- Capitolo 2 20 la costa di Cascais. Un luogo caro anche alla monarchia italiana.

Messi, il calcio e quello strano suicidio nel Kent

Il macchinista del treno delle 8.32 che da Sevenoaks, nel Kent, si dirigeva verso la stazione di Blackfriars a Londra, si accorse all’ultimo momento dell’uomo fermo sui binari. David William Waygood aveva le mani alzate e lo sguardo fisso sulla locomotiva. Aveva deciso di suicidarsi. Il macchinista azionò il segnalatore acustico e frenò con tutta la forza che aveva nel corpo. Ma era troppo tardi. Il destino aveva voluto che quella mattina di sabato 27 aprile 2013 la vita del sessantaduenne David Waygood terminasse sotto le ruote di quel treno. La quiete e il verde della campagna del Kent, dove Waygood viveva, non lo avevano protetto da una forte depressione. Il coroner accertò la sua morte 40 minuti dopo l’incidente.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno a 1.100 chilometri di distanza dalle austere colline del Kent, nello stadio di Bilbao, in Spagna, i tifosi del Barcellona esplosero in un urlo di gioia e si abbracciarono ritmando il nome di Lionel Messi. Al 22° minuto del secondo tempo, il campione argentino aveva compiuto l’ennesimo capolavoro, insaccando la palla dietro le spalle del portiere dell’Athletic Bilbao.

Il tabellone aggiornò il risultato: 1 a 1. Le immagini di quell’impresa restituiscono a distanza di anni le incredibili qualità di fuoriclasse della “pulce”. All’11° minuto del secondo tempo il Barcellona è ancora sotto di un gol. Tito Vilanova, l’allenatore che aveva raccolto l’eredità del catalano Pep Guardiola e che morirà tragicamente a 45 anni, dodici mesi più tardi, colpito da un tumore, avverte il pericolo di una sconfitta e fa entrare Messi al posto di Xavi. Undici minuti dopo, Messi riceve la palla dal numero 11 Thiago Alcántara, la blocca con il piede destro, la passa sul sinistro e scarta il primo difensore dell’Athletic Bilbao.

Come un ballerino di tango, Messi si sposta poi di lato, scarta il secondo difensore, avanza a zig-zag, supera il terzo avversario, entra in area, sposta la palla sul piede mancino e spara una bordata verso il palo sinistro della rete. Il portiere si distende con uno sforzo sovrumano ma non riesce a sfiorare il pallone. È il pareggio. I tifosi blaugrana esplodono in un urlo liberatorio. La partita finirà 2 a 2 ma senza Messi il Barcellona, forse, non ce l’avrebbe fatta.