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Evasione fiscale, così l’Italia potrebbe assumere 379mila infermieri anti-coronavirus

L’Italia potrebbe assumere 379.380 infermieri con i 10,5 miliardi di euro (pari a 12,4 miliardi di dollari) di mancati introiti pubblici causati dall’evasione fiscale internazionale. Soldi preziosi che potrebbero essere impiegati per combattere la pandemia da coronavirus ma anche per sostenere le attività economiche che sono costrette a chiudere nei periodi di lockdown.

Il nuovo report diffuso oggi da Tax Justice Network, “Lo stato della giustizia fiscale 2020”, elenca i danni causati dall’evasione fiscale internazionale proprio mentre l’Italia e il mondo intero sono alla disperata ricerca di risorse per evitare la più grande crisi economica e sociale dai tempi della Grande depressione. Non è uno scherzo, perché in gioco ci sono vite umane e la stabilità economica del paese.

In fumo il 9% della spesa sanitaria

Ogni anno per l’Italia il mancato incasso fiscale causato dai paradisi fiscali è pari al 2% del gettito fiscale reale, una cifra pari a 173 euro a persona (205 dollari). Degli oltre 10 miliardi di euro che l’Italia non incassa ogni anno, circa 7,5 sono causati dagli abusi e dall’elusione fiscale delle multinazionali, mentre poco più di 3 miliardi sono provocati dall’evasione fiscale commessa da individui.

Per dare un’idea dell’ampiezza delle cifre, afferma il rapporto, i mancati incassi equivalgono al 9% della spesa sanitaria e al 14,91 di quella per l’istruzione.

Olanda, Usa e Lussemburgo in testa

Olanda, Stati Uniti e Lussemburgo sono, sempre secondo il rapporto, i paesi maggiormente responsabili per i mancati introiti fiscali dell’Italia. I Paesi Bassi, in particolare, causano il 16% degli ammanchi, gli Usa e il Lussemburgo l’8% ciascuno.

Ma c’è anche un altro dato che viene messo in evidenza da Tax Justice Network: nel 2018 gli investimenti diretti dell’Italia verso l’Olanda sono stati pari a 67,4 miliardi di euro (79,9 miliardi di dollari), quelli verso il Lussemburgo a 37,9 miliardi di euro (44,9 miliardi di dollari). Ma nel piccolo Granducato del Lussemburgo è arrivata dall’Italia una quantità di capitali pari a quelli investiti nella grande Germania. Un dato che fa riflettere sulla capacità di attrazione dei paesi che hanno aliquote fiscali molto inferiori a quelle dell’Italia.

Perse tasse per 427 miliardi

Il mondo – denuncia il nuovo report – sta perdendo oltre 427 miliardi di dollari di tasse non pagate. Di questi, quasi 245 miliardi sono i soldi non versati dalle multinazionali che hanno trasferito 1,38 trilioni di dollari di profitti nei paradisi fiscali per sottostimare gli utili effettivamente realizzati nei paesi in cui operano e versare meno imposte di quanto dovrebbero. L’effetto che si scatena è anche quello di una concorrenza sleale nei confronti delle piccole e medie imprese, delle partite Iva, degli artigiani e dei commercianti che non possono utilizzare i sofisticati sistemi di elusione fiscale adottati dalle multinazionali e devono pagare le tasse (spesso troppo alte) nella loro interezza.

I restanti 182 miliardi di dollari evasi sono i soldi che non vengono pagati da ricchi individui che nascondono offshore beni e redditi non dichiarati. I paesi di tutto il mondo stanno perdendo in media l’equivalente del 9,2% dei loro bilanci sanitari. Facile intuire come con tutte queste risorse la lotta al coronavirus sarebbe molto più facile ed efficace.

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Prime vittime i paesi poveri

A farne le spese sono soprattutto gli Stati più poveri. I ricercatori del Tax Justice Network hanno calcolato che i paesi a basso reddito, in media, stanno perdendo tasse equivalenti a quasi il 52% dei loro budget sanitari, mentre i paesi a reddito più elevato perdono l’equivalente dell’8,4%.

In generale i paesi a reddito medio-inferiore perdono 45 miliardi di dollari di entrate fiscali ogni anno (il 5,8% delle imposte riscosse) mentre i paesi a reddito più alto perdono in media 382 miliardi di dollari di entrate fiscali, pari al 2,5% delle tasse raccolte ogni anno.

Evasione pari agli stipendi di 34 milioni di infermieri

A livello globale è come se ogni anno andasse in fumo l’equivalente di oltre 34 milioni di stipendi che potrebbero essere pagati ad infermieri di tutto il mondo. Questi soldi vengono invece nascosti nei paradisi fiscali. I paesi ricchi – con le loro legislazioni – facilitano il 98% di tutte le perdite fiscali globali, mentre quelli a basso reddito sono responsabili per meno del 2%.

Questo il quadro che può far capire l’impatto concreto dell’evasione fiscale internazionale. Ma il report punta il dito soprattutto contro 5 paesi che contribuiscono maggiormente alle perdite fiscali degli altri Stati. Sono, nell’ordine, le Isole Cayman, che provocano il 16,5% delle perdite globali, pari a oltre 70 miliardi di dollari; il Regno Unito, responsabile del 10% dei mancati introiti fiscali e cioè 42 miliardi di dollari; i Paesi Bassi (8,5%, pari a 36 miliardi); il Lussemburgo (6,5%, e cioè 27 miliardi) e gli Stati Uniti, responsabili del 5,5% delle tasse andate in fumo per un totale di 23 miliardi di dollari. Due di questi paesi – OIanda e Lussemburgo – sono membri fondatori dell’Unione europea.

Tra i paesi più danneggiati, invece, ci sono paradossalmente alcuni dei maggiori responsabili dell’evasione fiscale. Questa la classifica redatta dal Tax Justice Network: Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia e Brasile.

Il ruolo del Regno Unito

Il 37,4% delle perdite fiscali globali viene facilitato dal Regno Unito insieme ai suoi Territori d’oltremare e alle Dipendenze della corona mentre il 55,4% degli abusi fiscali globali delle società è consentito dal cosiddetto “asse dell’elusione fiscale”, e cioè il Regno Unito con la rete dei Territori d’oltremare e delle Dipendenze della corona, dai Paesi Bassi, dal Lussemburgo e dalla Svizzera.

Oggi infatti le multinazionali determinano il 33% della produzione economica globale, il 49% delle esportazioni mondiali e il 23% dell’occupazione dell’intero globo. Posizionando holding e importanti asset in paradisi fiscali aziendali di grandi dimensioni, le società possono spostare i loro profitti in giurisdizioni a bassa tassazione o nessuna tassazione per ridurre artificialmente i loro obblighi fiscali nei luoghi dove producono i loro prodotti e pagare poche o nessuna tassa sui profitti.

I principali studi sull’entità di questo trasferimento di profitti stimano che le multinazionali spostano da 600 miliardi di dollari a 1.100 miliardi di dollari all’anno causando una perdita complessiva di gettito fiscale tra i 90 e i 280 miliardi all’anno. Queste manipolazioni influenzano indirettamente anche le finanze pubbliche favorendo una corsa al ribasso dell’imposta sulle società.

Il segreto delle Cayman

Tre quarti dei 245 miliardi di perdite fiscali determinati dalle multinazionali (e cioé 182 miliardi) scompaiono a causa dei paradisi fiscali che hanno un’aliquota fiscale effettiva inferiore al 10%. Si tratta soprattutto dei Paesi Bassi, delle Isole Cayman, di Hong Kong, del Regno Unito, di Singapore, delle Bermuda, delle Isole  Vergini Britanniche, del Lussemburgo e di Porto Rico: questi paesi raccolgono solo 45 miliardi di entrate fiscali. Per ogni dollaro raccolti da uno di questi paradisi fiscali, il mondo perde 4,04 dollari. Un enorme trasferimento di ricchezza da individui di tutto il mondo verso le grandi corporation.

L’edizione 2020 del Financial Secrecy Index ha visto la Svizzera arretrare al terzo posto nella classifica delle giurisdizioni più segrete. Al primo ci sono le Isole Cayman, al secondo gli Stati Uniti. Le riforme introdotte dall’Ocse sulla trasparenza globale e sullo scambio di informazioni finanziarie stanno producendo i loro effetti. E si tratta di effetti positivi. Nel complesso, questo significa meno spazio al segreto bancario, all’anonimato dei proprietari di società di comodo, alle possibilità di riciclare denaro e di evadere le tasse.

Una grande quantità di paesi, dunque, si sta aprendo alla trasparenza fiscale ma altri sono in controtendenza, come gli Stati Uniti, il Regno Unito e le Cayman. Il Tax Justice Network punta i riflettori sulle isole caraibiche. Le Cayman – sostiene il report – hanno aumentato del 24% l’offerta di strumenti finanziari ai non residenti, un parametro che segnala un ruolo più attivo tra i paradisi fiscali.

angelo.mincuzzi@ilsole24ore.com

Twitter: @Angelo_Mincuzzi

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