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La presa di Bolloré sui media. Reportage censurati e richieste di danni milionarie: la stampa insorge

Mai fare arrabbiare un giornalista investigativo. Soprattutto quando, a causa di vere o presunte censure di reportage televisivi e richieste di danni milionarie, il patron di Vivendi, Vincent Bolloré, l’uomo che possiede un consistente pacchetto di azioni Telecom e di azioni Mediaset, sta facendo insorgere una buona parte della stampa francese.

Nel 2015 Nicolas Vescovacci e Geoffrey Livolsi lavorano a un’inchiesta su una sospetta evasione fiscale realizzata dalla Banque Pasche, la filiale svizzera di private banking del Crédit Mutuel-Cic, uno dei più grandi gruppi bancari francesi. Il reportage deve andare in onda su Canal+ ma a pochi giorni dalla trasmissione il canale televisivo decide di ritirarlo dalla programmazione. Censura? Il caso finisce sui giornali, che ricostruiscono i retroscena dell’affaire Crédit Mutuel.

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Secondo la stampa, la decisione di non trasmettere il reportage (nella foto qui sopra e in quella sotto alcuni frame dell’inchiesta) sarebbe stata presa da Vincent Bolloré, principale azionista di Vivendi, il gruppo che controlla Canal+. Il motivo sembra subito chiaro. Il presidente del Credit Mutuel è Michel Lucas, bretone amico di vecchia data di Bolloré. L’istituto di credito, inoltre, possiede il 3,07% del capitale della Secp, la società editrice di Canal+. Secp (Société d’Edition de Canal Plus), quotata alla Borsa di Parigi dal 1987, è titolare dell’autorizzazione a trasmettere i canali criptati di Canal+ e gestisce il parco degli abbonati.

Quindi, poiché è il quarto azionista della società, il Crédit Mutuel è assai importante per Bolloré. A maggio 2015 Vivendi (controllata da Bolloré) lancia infatti un’opa amichevole sulla Secp e conquista il 51,5% delle azioni mentre il rimanente 48,5% è controllato dal gruppo Canal+, di proprietà della stessa Vivendi.

Con il loro reportage, Vescovacci e Livolsi rischiavano forse di creare qualche intoppo alle strategie di Bolloré. L’inchiesta andrà comunque in onda ma non su Canal+. A trasmetterla sarà France 3 nel programma Piéces à conviction a settembre 2015 con un eccezionale successo di pubblico. L’indagine dei due giornalisti svela un sistema di evasione fiscale internazionale messo a disposizione dei facoltosi clienti francesi della Banque Pasche. Un’inchiesta minuziosa e dettagliata.

Il libro mastro degli evasori fiscali

I due giornalisti scoprono addirittura l’esistenza di una sorta di libro mastro dove le identità dei clienti della banca erano schermate utilizzando nomi di scrittori francesi o titoli di libri. Al telefono uno dei giornalisti finge di essere un cliente, identificato nel libro mastro come “L’étranger”, dal titolo di un libro di Albert Camus, e dall’altra parte della cornetta il funzionario della banca non mostra nessuna sorpresa e anzi gli consiglia di presentarsi fisicamente in banca per prelevare i soldi.

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Questo è il link dove potete vedere il reportage: “Evasion fiscale: enquête sur le Crédit mutuel”

Vescovacci non aveva mai incrociato Bolloré nella sua vita professionale. Ma l’intervento a gamba tesa del miliardario bretone gli fa venire un’idea: perché non indagare su di lui? Ecco come nasce “Vincent tout-puissant”, il libro edito dalla casa editrice JC Lattès in libreria in Francia in questi giorni. Vescovacci oggi lavora all’agenzia Premières Lignes per il magazine di France 2 “Cash Investigation”, una specie di Report francese, trasmissione di investigazione molto seguita in tv. Jean-Pierre Canet, coautore del libro, è stato il caporedattore del reportage sul Crédit Mutuel e oggi è caporedattore del magazine di France 2 “Envoyé spécial”. Canet è anche il cofondatore di “Cash Investigation”. Insieme hanno realizzato un ritratto senza sconti del patron di Vivendi analizzando anche il suo rapporto con i media.

Denuncia da 50 milioni di euro

Un rapporto certamente non facile. Al punto che è stato sufficiente chiedere di intervistare alcuni dirigenti di Vivendi e di Canal+, e inviare per email 7 domande a Bolloré, per scatenare la reazione del miliardario francese, che ha fatto diffidare Vescovacci minacciando una richiesta di risarcimento danni di 700mila euro: 100mila euro per ogni domanda.

Cinquanta milioni di euro è stata invece la richiesta di risarcimento avanzata il 22 luglio 2016 dal gruppo Bolloré nei confronti di France 2 per il reportage “Vincent Bolloré, un ami qui vous veut du bien?”, trasmesso il 7 aprile dello stesso anno e visto da più di un milione e mezzo di telespettatori. L’inchiesta ricostruisce l’ascesa dell’imprenditore, il raid fallito su TF1 del gruppo Bouygues, la conquista di Havas, di Vivendi e di Canal+ ma indaga anche sui suoi affari in Africa.

Nell’udienza del 26 marzo davanti al tribunale commerciale di Parigi, l’avvocato di Bolloré ha precisato che 25 milioni di euro vengono richiesti per danno d’immagine e 25 per danni morali. France 2, dal canto suo, ha invece chiesto un risarcimento di 100mila euro per causa temeraria, cioé ingiustificata.

Questo è il link dove potete vedere il reportage: “Vincent Bolloré, un ami qui vous veut du bien?”

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Bolloré, il “gangster” dell’informazione è il titolo di un capitolo del libro in cui gli autori elencano una serie di decisioni prese dal gruppo proprietario di Vivendi che hanno di fatto cancellato quello che era definito l’«esprit Canal», cioé quel modo dissacrante e indipendente di fare informazione che aveva caratterizzato il canale criptato francese fino all’arrivo di Bolloré.

Insorge la stampa francese

L’imprenditore bretone sta suscitando molti malumori nella stampa francese. Lo scorso 24 gennaio una ventina di giornali, tra cui Le Monde, Mediapart e Les Echos, hanno pubblicato una lettera aperta firmata da una trentina di giornalisti e oltre 20 testate giornalistiche per denunciare i metodi intimidatori di Bolloré.

Ecco, qui di seguito, il testo della lettera con l’elenco dei processi in corso e quelli che rischiano di aprirsi in seguito a denunce presentate da società del gruppo Bolloré.

«Di fronte alle cause temerarie di Bolloré non resteremo in silenzio»

«Questo giovedì 25 gennaio si apre un processo contro tre giornali (Mediapart, L’Obs, Le Point) e due Ong (Sherpa e ReAct) denunciati per diffamazione dalla holding lussemburghese Socfin e dalla sua controllata camerunese Socapalm, fortemente legate al gruppo Bolloré, essendo Vincent Bolloré stesso seduto nel loro consiglio di amministrazione. I denuncianti li accusano di articoli che segnalano la mobilitazione degli abitanti dei villaggi e degli agricoltori dell’Africa occidentale vicini ai terreni gestiti da queste due società.

Mentre ieri ancora una volta, il Tribunale di Parigi ha condannato Bolloré in un’altra causa per diffamazione contro il giornale Inrocks, il processo di domani segna una nuova tappa nel procedimento giudiziario avviato dal magnate bretone e dai suoi partner nei confronti dei media, organizzazioni non governative o giornalisti, che hanno raccontato il dietro le quinte delle sue attività economiche e commerciali in Africa, i suoi legami con la holding lussemburghese Socfin e le conseguenze delle acquisizioni di terreni su vasta scala.

Dal 2009 più di venti procedimenti di diffamazione sono stati avviati da Bolloré o Socfin in Francia e all’estero – per eludere la legge del 1881 sulla libertà di stampa – contro articoli, reportage audiovisivi, relazioni di organizzazioni non governative e persino un libro. France Inter, France Culture, France Info, France 2, Bastamag, Le Monde, Les Inrocks, Libération, Mediapart, L’Obs, Le Point, Rue 89, Greenpeace, ReAct, Sherpa … una cinquantina di giornalisti, avvocati, fotografi, manager di Ong e direttori di media, sono stati presi di mira da Bolloré e dai suoi partner (vedi la lista qui sotto).

Date le loro dimensioni, riteniamo che queste azioni legali siano come “azioni temerarie”. Queste procedure lanciate da grandi aziende multinazionali stanno diventando la norma. Apple, Areva, Vinci e Veolia hanno recentemente citato in giudizio organizzazioni non governative o whistleblower.

Moltiplicando i procedimenti giudiziari in proporzioni senza precedenti – spesso abbandonati lungo la strada – il gruppo Bolloré ne ha fatto una misura di ritorsione quasi automatica contro coloro che hanno parlato pubblicamente delle sue operazioni africane. Questi attacchi ai giornalisti si aggiungono ad altri tipi di impedimenti alla libertà di stampa cui è solito il gruppo di Bolloré.

Nel 2014, la sua agenzia di comunicazione Havas ha per esempio tentato di cancellare più di 7 milioni di euro di pubblicità al giornale Le Monde, in seguito a un’inchiesta sulle attività di Vincent Bolloré in Costa d’Avorio. Per non parlare della deprogrammazione o censura di diversi documentari che Canal + (gruppo Vivendi) doveva trasmettere.

Questi processi sistematici mirano a far pressione, indebolire finanziariamente, isolare qualsiasi giornalista, informatore o organizzazione che volesse evidenziare le attività e le pratiche di giganti economici discutibili come il gruppo Bolloré. Obiettivo: dissuaderli dall’investigare e farli tacere, in modo che il “segreto aziendale”, quando ha conseguenze potenzialmente dannose, rimanga ben custodito. È l’interesse generale e la libertà di espressione che sono quindi direttamente attaccati. Comunità locali, giornalisti, associazioni, avvocati o informatori – tutti gli anelli della catena dei difensori dei diritti sono presi di mira da queste cause.

Noi, collettivi, giornalisti, media, organizzazioni non governative, sosteniamo giornalisti e organizzazioni che appariranno il 25 e 26 gennaio e tutti gli attori perseguiti nel quadro di queste cause temerarie. Riforme legislative dovranno essere proposte in Francia per imitare altri paesi come il Quebec, o alcuni stati degli Stati Uniti o dell’Australia, verso un rafforzamento della libertà di espressione e una migliore protezione delle vittime di queste azioni temerarie. Informare non è un crimine! Non resteremo in silenzio!»

Media e organizzazioni firmatarie:

Abaca Press, ActionAid France, Afaspa 95, Alternatives économiques, Association de la presse judiciaire, Attac France, Bastamag, Bondy Blog, collectif Informer n’est pas un délit, Collectif On ne se taira pas, Collectif des associations citoyennes, Crid, France Libertés, Grain, Greenpeace France, Les Jours, Mediapart, Prix Albert Londres, Ritimo, ReAct, Reporters sans frontières, Sherpa, Survie, La Télé libre, Union syndicale Solidaires,

Società dei giornalisti firmatarie (assimilabili ai Comitati di redazione italiani):

Afp, Bfm-Tv, Challenges, Les Echos, Europe 1, France 2, France 3, Le Monde, L’Humanité, Libération, L’Obs, Mediapart, M6, Premières Lignes, Radio France, Rmc, Rtl, Télérama, Tf1, Tv5Monde, La Vie.

Giornalisti firmatari:

Jean-Pierre Canet (giornalista), Benoît Collombat (giornalista, Radio France), Nadia Djabali (giornalista), Samuel Forey (giornalista, prix Albert Londres 2017, L’Ebdo), Raphaël Garrigos (giornalista, Les Jours), Simon Gouin (giornalista, Bastamag), Maureen Grisot (giornalista), Elodie Guéguen (giornalista, Radio France), Pierre Haski (giornalista, Rue 89), Thomas Horeau (giornalista, France 2), Dan Israel (giornalista, Mediapart), Erik Kervellec (direttore della redazione, France Info), Geoffrey Le Guilcher (Les Inrocks), John-Paul Lepers (giornalista, La Télé Libre), Julien Lusson (ex direttore, Bastamag), Jacques Monin (giornalista, Radio France), Jean-Baptiste Naudet (giornalista, L’Obs), Nicolas Poincaré (giornalista, Europe 1), Martine Orange (giornalista, Mediapart), Fanny Pigeaud (giornalista), Matthieu Rénier (giornalista, premio Albert Londres 2017, France 2), Isabelle Ricq (fotografa), Jean-Baptiste Rivoire (giornalista, Canal+), Isabelle Roberts (giornalista, Les Jours), Agnès Rousseaux (giornalista, Bastamag), Ivan du Roy (giornalista, Bastamag), David Servenay (giornalista), David Thomson (giornalista, Premio Albert Londres 2017, Rfi), Nicolas Vescovacci (giornalista), Tristan Waleckx (giornalista, Premio Albert Londres 2017, France 2).

I processi in corso e quelli futuri:

– Denuncia per diffamazione di Bolloré contro Jean-Baptiste Naudet (L’Obs): udienza originariamente prevista per il 14 dicembre 2017 rinviata su richiesta del denunciante.

– Denuncia per diffamazione di Bolloré nei confronti di Geoffrey Le Guilcher (Les Inrocks): denuncia ritenuta inammissibile il 23 gennaio 2018, in attesa di appello.

– Denuncia per diffamazione contro Fabrice Lhomme e Gérard Davet (Le Monde): assoluzione il 3 dicembre 2015, assoluzione confermata in appello il 22 Settembre 2016, ricorso in Cassazione di Bolloré.

– Denuncia per diffamazione di Socfin contro Dan Israele (Mediapart), Le Point, L’Obs, le associazioni ReAct e Sherpa: udienza prevista il 25 e 26 gennaio 2018.

– Denuncia per diffamazione contro Nadia Djabali, Ivan du Roy, Agnes Rousseaux (Bastamag), contro Rue 89 e tre blogger che ha ripubblicato l’articolo – Thierry Lamireau (insegnante in pensione), Dominique Martin Ferrari (giornalista) e Laurent Ménard (ebanista ): assoluzione il 14 aprile 2016, assoluzione confermata in appello il 9 febbraio 2017, appello in Cassazione di Bolloré (udienza a giugno o settembre 2018).

– Denuncia per diffamazione nei confronti di Simon Gouin e Julien Lusson (Bastamag): udienza programmata il 2 ottobre 2018.

– Denuncia per diffamazione di Bolloré contro Elodie Guéguen (France Info): assoluzione il 5 luglio 2016, appello di Bolloré (udienza in sospeso).

– Denuncia per diffamazione di Bolloré nei confronti di Benoît Collombat e Florence Sultan (Calmann-Lévy) per il libro “Informer n’est pas un delit”: udienza in sospeso.

– Denuncia per diffamazione di Socfin contro l’organizzazione Greenpeace: in attesa di udienza.

– Denuncia per diffamazione di Bolloré contro France 2 e Tristan Waleckx: udienza il 3 aprile 2018.

– Denuncia in Camerun per diffamazione di Socapalm (filiale di Socfin) contro France 2, Nicolas Poincaré e Tristan Waleckx: in attesa di udienza.

– Denuncia civile per denigrazione di Bolloré contro France 2 (50 milioni di euro di danni): in attesa di udienza.

– Denuncia per diffamazione di Bolloré nei confronti di Mediapart e Fanny Pigeaud: in attesa di udienza.

– Denuncia preventiva di Bolloré contro il giornalista Nicolas Vescovacci (700.000 euro di risarcimento danni): udienza in sospeso.

– Denuncia per diffamazione di Socfin in Sierra Leone contro le organizzazioni indipendenti Green Scenery (Sierra Leone) e Oakland Institute (Usa) nel 2013: procedimenti in corso.

I processi passati:

– Denuncia per diffamazione di Bolloré nei confronti dell’Agenzia Ecofin (Agenzia africana per l’informazione economica e finanziaria). Assoluzione il 15 giugno 2016, confermata in appello il 7 giugno 2017.

– Denuncia per diffamazione di Bolloré nei confronti di Maureen Grisot e Renaud Candelier (France Culture): ritiro della denuncia il 10 marzo 2016 (21 giorni prima dell’udienza prevista per il 31 marzo 2016).

– Denuncia per diffamazione di Bolloré e Socapalm (controllata Socfin) contro France Inter e Benoît Collombat: condanna il 6 maggio 2010, con assoluzione relativa al caso Socapalm.

– Denuncia per diffamazione di Bolloré contro France Inter e Isabelle Ricq: ritiro della denuncia il 18 giugno 2010 (14 giorni prima dell’udienza programmata del 2 luglio 2010).

– Denuncia per diffamazione di Bolloré contro l’associazione Sherpa: ritiro del reclamo il 5 giugno 2013.

– Denuncia per diffamazione di Bolloré nei confronti di Benoît Collombat e David Servenay (Rue 89): ritiro del reclamo il 7 gennaio 2014.

– Denuncia per diffamazione di Bolloré nei confronti di Martine Orange (Mediapart): ritiro del reclamo il 9 dicembre 2013.

– Denuncia per diffamazione di Bolloré contro Libération e Fanny Pigeaud: condanna di Libération per la didascalia della foto di novembre 2014, assoluzione di Fanny Pigeaud.

(Fonte: Le Monde, Mediapart e altre testate giornalistiche francesi)

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angelo.mincuzzi@ilsole24ore.com

Twitter: @Angelo_Mincuzzi

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