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A worker pushes a trolley as he walks between racks of goods stored inside an Amazon.co.uk fulfillment centre in Peterborough, central England, on November 15, 2017.
Shops could be seeing the effect of consumers postponing purchases until "Black Friday" on November 24, 2017, a day of sales in the United States that has become increasingly popular in Britain. / AFP PHOTO / CHRIS J RATCLIFFE

Black Friday, quella inedita alleanza tra ltalia e Germania nello sciopero contro Amazon

Nel giorno del “Black Friday” spunta un asse insolito tra Italia e Germania, le due potenze del manifatturiero europeo. Il centro di questa inedita alleanza è Amazon, il colosso mondiale del commercio online. Accade infatti che i lavoratori della multinazionale americana scioperano oggi contemporaneamente nei due paesi, dando vita al primo sciopero “sincronizzato” ai danni della web company.

Difficile dire quanto questa coincidenza sia stata voluta dai sindacati italiani e tedeschi ma la sincronia delle due astensioni dal lavoro non può non colpire.

Divise dai dati macroeconomici – la Germania non ha mai smesso di crescere e il Pil del terzo trimestre è aumentato ancora dello 0,8% portando la proiezione 2017 al +2,8% mentre l’Italia è cresciuta dello 0,5% e chiuderà l’anno con un più modesto +1,5% – le due economie si ritrovano a braccetto per un giorno, davanti ai centri logistici di Amazon. Jeff Bezos, l’innovatore, è riuscito suo malgrado a fare anche questo.

In Italia lo sciopero, annunciato dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl Terziario, è cominciato con il turno mattutino di oggi 24 novembre e terminerà all’inizio del turno mattutino del 25 novembre. A incrociare le braccia sono i lavoratori del centro di smistamento di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, dove lavorano 1.600 persone, a cui si aggiungono altri 2.000 lavoratori con contratti di somministrazione nel periodo che precede il picco delle vendite per Natale. Tutti ricevono una retribuzione di 1.450 euro lordi al mese.

Come ha riportato Il Sole 24 Ore nel sito, le sigle sindacali contestano il fatto che l’azienda non avrebbe mai mostrato «aperture concrete» sul miglioramento delle retribuzioni o la contrattazione di premi aziendali. I sindacati sottolineano anche che la società non ha mai aperto a incrementi retributivi sopra il minimo del Contratto collettivo nazionale o a premi una tantum, nonostante le condizioni «di sacrificio» imposte ai lavoratori («straordinari obbligati, lavoro notturno ormai strutturale su quasi tutto l’anno e nel periodo di picco organizzato su sei giorni settimanali, lavoro domenicale…»).

Amazon replica affermando che gli stipendi pagati ai suoi lavoratori sono tra i più alti nel settore logistico e che i dipendenti godono di alcuni benefit come l’assicurazione medica privata o programmi di formazione. I sindacati hanno deciso anche la sospensione degli straordinari fino al 31 dicembre.

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L’e-commerce sta crescendo rapidamente in Italia, dove le transazioni online rappresentano però solo il 10% delle vendite complessive, la metà della media europea secondo la società di consulenza EY.

E in Germania? “Questo è il giorno migliore per farci sentire e fare pressione su Amazon, che ci ignora da anni, mentre i problemi dei dipendenti, compresa la salute, sono continui, qui come nel resto del mondo”, ha dichiarato un portavoce di Verdi, il principale sindacato dei servizi tedesco.

In Germania, lo sciopero di oggi riguarda sei siti di Amazon (Bad Hersfeld, Lipsia, Rheinberg, Werne, Creuser e Koblenz).

Il sindacato, che sostiene di raggiungere un tasso di affiliazione di circa il 35% in Amazon Germania, chiede l’attuazione di un primo accordo collettivo con il colosso americano, incentrato sulla salute dei propri dipendenti.

“Amazon sta giocando con la salute. La pressione per fare di più in un minimo tempo, le valutazioni delle prestazioni e il monitoraggio sono già una realtà mentre i tempi di recupero concessi sono insufficienti”, denuncia il sindacato Verdi in un comunicato.

In Francia, invece, la Cgt non ha aderito agli scioperi italo-tedeschi del Black Friday.

In Germania le agitazioni sindacali colpiscono periodicamente Amazon dal 2013. L’anno scorso i lavoratori di tre centri logistici del colosso Usa in Germania hanno incrociato le braccia dal 21 al 24 dicembre. Un altro sciopero era stato effettuato il 17 aprile 2014. I sindacati chiedono che l’azienda statunitense riconosca ai suoi dipendenti il contratto del commercio al dettaglio invece di quello della logistica e che si attenga agli accordi salariali standard in Germania.

Le imprese di vendita per corrispondenza dovrebbero pagare i lavoratori tra 11,47 e 11,94 euro all’ora, almeno un euro in più rispetto ai lavoratori tedeschi di Amazon, è la denuncia dei sindacati.

Divise pressoché in tutto, dunque,  Italia e Germania viaggiano insieme, almeno per un giorno, nella protesta “sincronizzata” del Black Friday.

angelo.mincuzzi@ilsole24ore.com

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  • Alwssio |

    Ritengo che come sempre succede, chi ha un lavoro…purtroppo è e rimarrà sempre vittima ignara dei movimenti politici più inutili del ventesimo e ventunesimo secolo, brutti sindacalisti/istituzionalismi.
    Forse, sia i lavoratori, che in questo caso sono qualche sostanzioso migliaio di unitá, e i loro aspiranti rappresentanti mangia anime, non si rendono conto che togliere benzina ad un motore che porta la loro macchina in un viaggio verso la vita e una serie di privilegi, causeranno solo una tremenda inchiodata dei loro sogni.
    Moltro probabilmente, il vero cancro del paese italia, quello che affossa ogni sogno e non fa crescere dentro ai giovani, la forza di sognare, é che i vecchi sono rimasti fermi alla lora presunzione di essere dei saggi, delle guide, dei pionieri di rinnovamento…realmente noi giovani non siamo guidati da vecchi che si credono saggi, ma da dei saggi senza lume e secchi dentro come alberi morti da tempo.
    Se vgliamo realmente cambiare qualcosa e qualcuno, dobbiamo rischiare ogni giorno noi stessi, e non il nostro lavoro qualsiasi questo sia, diversamente senza un lavoro, precario o meno, perderemo il nostro lume naturale.

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