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Mediocrazia, arriva in Italia il libro del filosofo Alain Deneault

“Mettete da parte i testi difficili, basteranno i libri contabili. Non siate né fieri né faceti, e nemmeno a vostro agio: rischiereste di apparire arroganti. Mitigate la passione, il fervore, perché potrebbe spaventare. Soprattutto, non fatevi venire nessuna “buona idea”: il tritadocumenti ne è già pieno. E poi, quello sguardo penetrante, che intimidisce, smorzatelo, diluitelo, e rilassate le labbra contratte; bisogna essere flessibili e anche mostrarsi tali, e poi parlare di sé riducendo il pronome io a poca cosa – dovete essere pronti per trovare un impiego. I tempi sono cambiati. Non c’è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di paragonabile all’incendio del Reichstag, e l’incrociatore Aurora non ha ancora sparato un solo colpo di cannone. Eppure di fatto l’assalto è avvenuto, ed è stato coronato dal successo: i medioci hanno preso il potere“.

Lo dovevo ai 300mila lettori del post sulla Mediocrazia pubblicato il 19 giugno 2016 e ai tanti che nei mesi scorsi mi hanno chiesto se il libro del filosofo canadese Alain Deneault, La Médiocratie (Lux Editeur), fosse disponibile anche in Italia. Eccolo, allora, il libro di cui ho riportato qui sopra un brano. “La Mediocrazia” è uscito anche in Italia, pubblicato dall’editore Neri Pozza.

A giudicare dal dibattito suscitato dal libro di Deneault, il tema della mediocrazia (cioé del potere dei mediocri) provoca negli italiani reazioni forti e, spesso, viscerali. Il problema della classe dirigente è uno dei mali del nostro paese, ma Deneault allarga lo sguardo all’intero sistema democratico. “Chiamiamolo plutocrazia, oligarchia, tirannia parlamentare, totalitarismo finanziario – scrive l’autore di La Mediocrazia -. Discutiamo sul modo in cui conviene definire le assise di questo potere ultraprivato. Una cosa che lo caratterizza e che gli conferisce un connotato indubbiamente oligarchico, è la facoltà di captare e codificare qualunque attività sociale, in modo che si integri e partecipi al processo di capitalizzazione e di arricchimento di quelli che troneggiano al vertice della gerarchia. Che si tratti di cantare, di dedicarsi alla filatelia, di giocare a pallone, di leggere Balzac o di fabbricare motori, l’oligarchia fa in modo che la minima operazione socializzante s’inserisca in una gestione delle iscrizioni e dei codici che favoriscono, in alto, la concentrazione del potere. Qualunque attività umana viene organizzata in modo che aumenti il capitale di chi la sovrintende. Questo ci rende poveri sotto tutti gli aspetti. L’appropriata definizione di questi regimi ci impone di viverci dentro – di resistere al loro interno – con vero spirito democratico, puntando all’obiettivo storico di rovesciarli. Quindi è necessario rompere con questo ordine nuovo, agire in modo da interrompere le sue logiche perniciose e distruttive. Affrancarsi collettivamente. Rompere insieme. Co-rompere”.

Per chi volesse leggere la recensione che ho scritto lo scorso giugno, questo è il link: La “mediocrazia” ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere.

 

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angelo.mincuzzi@ilsole24ore.com

 

 

  • ergio |

    Credo che l’uomo medio sia costretto a rivestire il ruolo di funzionario dell’apparato tecnico globale, che si è strutturato nell’ultimo periodo storico, perchè le oligarchie finanziarie sono riuscite ad impadronirsi del mondo, spinte da quella tragica pulsione antropologica definita dai filosofi “volontà di potenza”. Nichilismo puro senza scopo né progetto. Un processo irreversibile che porterà il genere umano a fare naufragio.

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