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Il caso Falciani. Bomb-jammer, scorta armata e il rischio di essere ammazzati: così vive un whistleblower

«Non qui tra l’erba, camminate sul vialetto». L’ordine era stato perentorio, accompagnato da un rapido gesto della mano. L’uomo della scorta ci intimava di non dare nell’occhio e di camminare come due persone qualunque lungo i viali del Parque de El Retiro di Madrid. Era l’inizio di febbraio del 2013 ed ero volato nella capitale spagnola per incontrare Hervé Falciani, il whistleblower che aveva aiutato a trafugare l’archivio informatico della Hsbc, all’epoca la più grande banca del mondo, e a rivelare i nomi di migliaia di presunti evasori fiscali. Falciani viveva sotto stretta protezione e collaborava con la procura anticorruzione spagnola, interessata a mettere le mani sui ricchi contribuenti iberici che avevano sottratto le loro ricchezze al fisco. Camminavamo discutendo sotto gli alberi secolari del parco, protetti da quattro uomini di scorta armati di pistole, che non perdevano mai di vista Falciani, forse in quel momento l’uomo più protetto della Spagna.

Prima la protezione, poi l’arresto

Cinque anni dopo, lo scorso 4 aprile, Falciani è stato arrestato da quegli stessi uomini della polizia che nel 2013 lo proteggevano. Sempre a Madrid. A due chilometri da quel parco. Dal 2009 Falciani è ricercato dalla giustizia spagnola, nel 2015 è stato condannato in Svizzera a cinque anni di carcere per spionaggio economico ed è inseguito da un mandato di arresto internazionale. Nel 2013 gli spagnoli avevano negato l’estradizione perché Falciani non ha commesso alcun crimine. Anzi, la legge spagnola stabilisce il dovere di ogni cittadino di denunciare i reati di cui viene a conoscenza, esattamente ciò che ha fatto Falciani in Svizzera. Per di più in Spagna non esiste il segreto bancario. Grazie a questa decisione della Audiencia Nacional, il massimo tribunale iberico, l’ingegnere informatico italo-francese ha potuto vivere da uomo libero in Spagna.

Almeno finora. Perché improvvisamente mercoledì 4 aprile, mentre stava per partecipare a una conferenza sui whistleblower all’Università pontificia di Comillas, gli spagnoli si sono ricordati di quel mandato di arresto dell’Interpol e lo hanno accompagnato in un commissariato. In stato di arresto. I giudici lo hanno rimesso in libertà condizionata il giorno dopo ma Falciani non può lasciare senza autorizzazione la località dove vive, deve firmare un registro di polizia ogni lunedì e ha dovuto consegnare il suo passaporto. Tra 40 giorni (prorogabili di altri 40) dovrà comparire nuovamente di fronte ai giudici che decideranno se estradarlo o confermare la sentenza del 2013 che gli aveva assicurato la libertà.

L’allarme degli europarlamentari

Ma intanto la notizia dell’arresto di Falciani, un collaboratore di giustizia che ha consentito a numerosi paesi di recuperare centinaia di milioni di euro sottratti alle rispettive comunità e di scoprire riciclatori, evasori fiscali, corrotti e mafiosi, sta agitando il mondo politico internazionale.
Al Parlamento europeo si è mobilitato il gruppo del Movimento 5 Stelle, mentre i Verdi – per iniziativa dell’ex magistrato francese Eva Joly – hanno lanciato una petizione online a sostegno di Falciani.

E mercoledì 10 aprile il parlamentare del M5S Marco Valli, a nome del suo gruppo, ha inviato una email a tutti gli europarlamentari: «Cari colleghi – scrive Valli, che con la sua collega Laura Agea aveva già tempestivamente emesso un comunicato per sostenere Falciani -, la scorsa settimana, l’informatore di Hsbc Falciani, che ha svolto un ruolo chiave nella lotta all’evasione fiscale e al riciclaggio di denaro, è stato arrestato a Madrid mentre si recava a una conferenza sui whistleblower. È stato poi rilasciato in libertà provvisoria, ma la sua libertà di movimento è stata limitata all’interno della Spagna, fino a quando il tribunale nazionale spagnolo deciderà se estradarlo in Svizzera, dove deve scontare cinque anni di reclusione per spionaggio economico. Secondo voci di stampa, Falciani rischia di essere usato come moneta di scambio per far pressione sulle autorità svizzere per l’estradizione di due leader catalani. Anche se non vi è alcuna prova di questo presunto accordo oltraggioso tra la Spagna e la Svizzera, la minaccia della sua estradizione nelle attuali circostanze politiche delicate merita tutta la nostra attenzione e un controllo attivo. Vi invitiamo quindi a sostenere la dichiarazione di cui sotto a sostegno di Falciani che chiede di porre fine alla sua estradizione e sottolinea l’urgente necessità di adottare una protezione efficace a livello europeo per i whistleblower». Per ora sono arrivate più di 30 firme.

La difesa del leader di Podemos, Pablo Iglesias

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In Spagna, a difesa di Falciani, è intervenuto il leader di Podemos, Pablo Iglesias (nella foto qui sopra con Falciani): «Sembra un oscuro scambio di favori che rimette in discussione la separazione dei poteri in Spagna», ha scritto il leader politico che un paio di anni fa ha scelto Falciani come consulente anticorruzione. Anche la sindaca di Barcellona, Ada Colau, ha sostenuto che «l’arresto di Falciani e la minaccia di estradizione sono uno scandalo democratico: uomo chiave nella lotta contro la corruzione, collaboratore delle autorità spagnole nella lotta contro la frode fiscale, ha aiutato il nostro Comune a migliorare la trasparenza – ha scritto Colau su Twitter -. Denunciare la corruzione non è un reato, è un dovere». Ada Colau ha anche inviato una lettera al premier Mariano Rajoy per chiedere la scarcerazione del whistleblower.

In base al principio del “ne bis in idem“, Falciani non potrebbe essere giudicato per lo stesso reato e dunque la richiesta di estradizione dovrebbe essere respinta. Ma resta il mistero sul perché le autorità spagnole abbiano deciso di arrestare l’uomo che da anni sta collaborato con loro.

Come vive un whistleblower

E allora la memoria torna a quel febbraio 2013 e a quello strano congegno che gli uomini della scorta portavano sempre nella macchina con la quale attraversavamo a tutta velocità le strade di Madrid. Era un Bomb jammer, un apparecchio che serviva a impedire l’innesco telecomandato di bombe piazzate nell’auto o nelle immediate vicinanze. Creava uno schermo elettronico che rendeva inefficaci i telecomandi. La vita di Falciani era una priorità per il governo e per la giustizia spagnole. In quei giorni gli incontri avvenivano sempre all’aperto, in luoghi pubblici, e quando capitava di dover entrare in qualche bar o ristorante, i locali erano sempre scelti tra i più sicuri e venivano prima bonificati. Gli uomini della scorta seguivano Falciani anche in bagno. Erano responsabili della sua vita.

I protocolli di sicurezza

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Falciani parla della sua vita segreta in Spagna nel libro “La caja fuerte de los evasores” (Esfera de los libros), l’edizione spagnola della “Cassaforte degli evasori” (Chiarelettere), scritto insieme all’autore di questo post.
«Gli agenti della mia scorta – racconta Falciani nel libro – mi portarono in un piccolo appartamento dove potevo dormire e lascia i miei magri effetti personali. È così che è iniziata la mia vita segreta, circondata da un migliaio precauzioni e protocolli rigidi che dovevano essere soddisfatti per minimizzare i rischi. I magistrati della procura anti-corruzione del tribunale nazionale erano consapevole del pericolo che stavo correndo, e avevano deciso di proteggermi (…). Gli appartamenti in cui ho vissuto durante quel periodo dovevano essere scelti con cura estrema. Si trovavano in luoghi isolati, anche se nel centro della città, e le finestre dovevano essere posizionate in modo che dall’esterno nessuno potesse vedere cosa succedeva all’interno. In diverse occasioni, di notte, dopo aver trascorso tutto il giorno a decifrare i documenti della Hsbc, abbiamo dovuto aspettare fino alle due o alle tre del mattino per tornare all’appartamento, perché di fronte all’edificio c’erano persone sospette che discutevano o parlavano al telefono. Mi ero abituato a tornare a casa alle ore in cui era più difficile incrociare qualcuno per strada, ma la semplice la presenza di un estraneo faceva saltare il protocollo di sicurezza, e quindi bisognava aspettare senza attirare l’attenzione e continuae a vagare per la città. Il minimo sospetto era sufficiente per far scattare l’allarme».

Un bomb-jammer in auto

«Un giorno ero in macchina quando improvvisamente l’auto è partita alla massima velocità – racconta ancora Falciani –. Uno degli agenti della scorta sospettava che ci fosse pericolo. Era il mese di gennaio, e pioveva, ma per quindici interminabili minuti l’auto ha sfrecciato zigzagando a 120 chilometri all’ora per le strade di Madrid per controllare se qualcuno ci stava seguendo. C’erano sempre due macchine che mi scortavano, quindi quello davanti a noi bloccava gli incroci per permetterci di passare anche con il semaforo rosso (…). Un’altra misura prevista dal protocollo di sicurezza spagnolo era il sistema anti-bomba. Tra i compiti della scorta c’era il controllo dell’efficienza delle batterie di un piccolo inibitore di frequenza che creava uno schermo elettronico intorno della macchina e che impediva di attivare cariche esplosive tramite un comando a distanza. Quei controlli erano già diventati parte della mia vita ogni giorno, come ad esempio l’abitudine di scrivere in un taccuino i luoghi in cui stavamo andando, per evitare di tornare una seconda volta. La paura degli attacchi mi ha costretto a cambiare casa ogni volta che i miei angeli custodi avevano qualche sospetto. Quando c’era un allarme, bisognava lasciare l’appartamento e andare in uno nuovo. All’interno della casa i telefoni dovevano essere spenti e senza batteria, e non avevo modo di comunicare con l’esterno. E quando mi svegliavo la mattina presto vedevo l’uomo della scorta che mi proteggeva seduto su un divano con un fucile a pompa sul tavolo accanto a lui. La mia vita era fatta di quei dettagli insoliti. Se qualcuno si fosse avvicinato alla porta dell’appartamento, fosse riuscito a entrare, quel fucile gli avrebbe dato il benvenuto».

La collaborazione di Falciani ha fruttato alla Spagna almeno 300 milioni di euro di soldi recuperato da evasori fiscali. La sola famiglia di Emilio Botìn, proprietaria del Banco Santander, ha versato più di 200 milioni di euro. Ma l’aiuto di Falciani ha consentito ai magistrati spagnoli di far luce anche su alcuni dei grandi scandali di corruzione che hanno coinvolto esponenti politici, soprattutto del Partido popular del premier Mariano Rajoy. C’entra qualcosa, tutto ciò, con il suo nuovo arresto? Oppure Falciani è diventato, suo malgrado, merce di scambio per ottenere l’estradizione in Spagna di due esponenti indipendentiste catalane rifugiate in Svizzera?

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