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Paradise Papers, Crociani e le società di Lord Ashley e Robert Mercer tra i clienti della Appleby

A poche ore dalla pubblicazione sui giornali di tutto il mondo (questa sera) dei Paradise Papers, l’archivio informatico sottratto dalla società di consulenza legale Appleby – una delle più importanti law firm dei paradisi fiscali – si delineano con maggiore precisione i contorni di quello che potrebbe essere un terremoto di dimensioni ancora più grandi del sisma provocato lo scorso anno dai Panama Papers. Le rivelazioni potrebbero mettere in imbarazzo anche il Partito conservatore in Gran Bretagna e il partito del presidente Donald Trump negli Stati Uniti, visto che tra i clienti della Appleby figurano alcuni dei più importanti finanziatori dei due movimenti politici.

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Il furto di dati finiti nelle mani del Consorzio internazionale giornalisti investigativi (Icij) non riguarda soltanto le Bermuda ma anche gli altri uffici operativi della Appleby, che è presente in dieci centri offshore in tutto il mondo: oltre alle Bermuda anche nelle Isole Vergini Britanniche, Cayman, Jersey, Guernsey, Isola di Man, Seychelles, Mauritius, Hong Kong e Shanghai.

Appleby ha tra i suoi clienti le più importanti banche d’affari e istituti di credito del mondo, da Goldman Sachs a JP Morgan passando da Hsbc e Credit Suisse. Ha svolto il ruolo di advisor in operazioni di acquisizioni, fusioni e finanziamenti strutturati di alcuni dei più rilevanti gruppi internazionali nei settori dell’energia, dell’hi-tech, dei trasporti, delle assicurazioni, dei fondi d’investimento. Ha anche sponsorizzato l’edizione 2017 dell’America’s Cup.

Il livello della Appleby, in altre parole, non è paragonabile a quello della società panamense Mossack Fonseca, che lo scorso anno è stata all’origine dei Panama Papers. Appleby si muove su un livello assai più alto e importante.

Hackeraggio non solo in Bermuda

La gravità del furto di dati è stata confermata ieri dalla stessa Appleby che in un comunicato – il secondo da quando la stessa società ha denunciato alcuni giorni fa l’avvenuta violazione dei suoi sistemi informatici – ha affermato di voler “chiarire che la nostra società non è stata oggetto di un leak ma di una vera intrusione illegale nei propri computer”.

“Nel corso del cyber-attacco – ha proseguito la società – riteniamo, ma non ne siamo certi, che un numero limitato di documenti privati siano stati rubati da criminali dai server di un certo numero di nostri uffici. Pensiamo che questi documenti detenuti illegalmente verranno utilizzati da giornalisti che pubblicheranno articoli sul mondo dell’offshore nei prossimi giorni”.

Dunque Appleby ammette che il furto ha riguardato i server di diversi uffici che la società ha dislocato nei paradisi fiscali e aggiunge un altro elemento importante: “Non abbiamo un quartier generale. Non è corretto affermare che Appleby ha il suo ufficio centrale nelle Bermuda o che questo è un attacco informatico nelle Bermuda”. Particolare fondamentale, quest’ultimo, per cercare di intuire le dimensioni del furto di dati, che non è circoscritto alle isole Bermuda ma che riguarda – con molta probabilità – le informazioni sui clienti di tutti gli uffici della Appleby.

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In ogni caso tra poche ore si conoscerà l’ampiezza del nuovo scandalo sui paradisi fiscali, quando sui giornali, sui siti e sulle televisioni aderenti all’Icij – per l’Italia l’esclusiva è dell’Espresso – cominceranno ad apparire i primi articoli frutto di mesi di scavo e di riscontri sui file sottratti alla Appleby. Da mesi si sa che i giornalisti dell’Icij stavano lavorando su nuovo materiale, dopo quello dei Panama Papers reso noto lo scorso aprile.

Tra i primi temi che dovrebbero essere toccati dalla stampa britannica, ad esempio, c’è quello del commercio di aerei e jet privati all’interno dell’Unione europea. Le transazioni verrebbero effettuate attraverso triangolazioni che transiterebbero dall’Isola di Man per evitare il pagamento dell’Iva. Tra le sedi della Appleby che sono state hackerate figura anche quella di Douglas, capitale dell’Isola di Man.

Crociani, Lord Ashley e Mercer

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Tra i clienti italiani della Appleby figura anche Edoarda Vessel (nella foto), vedova dell’ex presidente di Finmeccanica, Camillo Crociani, coinvolto negli anni 70 nello scandalo Lockheed e fuggito in Messico con la famiglia dopo una condanna per corruzione. Nel 1987 Edoarda Crociani ha costituito un trust le cui beneficiarie sono le figlie Camilla e Cristiana. La Applebly delle Mauritius (che oggi dopo un management buyout si chiama Estera) ne è stata dal 2012 il trustee. Adesso i particolari di quel trust potrebbero vedere la luce, come si può leggere sul Sole 24 Ore di oggi.

Ma c’è un altro personaggio, assai più importante, i cui affari potrebbero finire sulle prime pagine dei giornali. È Lord Ashcroft, miliardario gestore di hedge fund e tra i principali finanziatori del Partito conservatore britannico. Lord Ashcroft (nella foto qui sotto) ha anche svolto un ruolo importante nella campagna per la Brexit.

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Secondo il quotidiano britannico “The Telegraph” lo sponsor della quotazione nel mercato azionario delle Bermuda della Waterloo Holdings Ltd – società di cui Lord Ashcroft è il principale azionista – è la Estera, advisor nato da un management buyout della Appleby. Nonostante sia una società indipendente da Appleby, Estera avrebbe continuato a utilizzare i servizi di information technology della Appleby.

Lord Ashcroft era stato già coinvolto nei Panama Papers. Ex vicepresidente e tesoriere dei Tories, il miliardario ha donato 500mila sterline ai conservatori per le elezioni legislative di quest’anno. Ufficialmente, però, non sembra preoccupato dalla nuova fuga di notizie. Un portavoce della Waterloo Holdings ha affermato che la società non è stata coinvolta dal furto di dati e che, comunque, gran parte delle informazioni su di essa sono già note al pubblico.

Sull’altro lato dell’Atlantico, negli Stati Uniti, uno dei personaggi che potrebbe essere sfiorato dal nuovo leak è Robert Mercer (nella foto in basso), uno dei principali finanziatori del presidente americano Donald Trump con donazioni da 25 milioni di dollari. Ha fondato la società di hedge fund Renaissance Technology e una delle sue società è la Cambridge Analytica.

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Si calcola che il valore complessivo dei fondi del suo gruppo raggiunga i 2,7 miliardi di dollari. Quello più importante è il Renaissance Institutional Futures International Fund. E a registrare uno dei fondi di Mercer è stata proprio Estera (ex Appleby).

angelo.mincuzzi@ilsole24ore.com

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