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Da Agnelli a Zegna, i 13 italiani più ricchi della Svizzera (passando per Bonomi e Marchionne)

Xavier Oberson, avvocato e docente all’Università di Ginevra li definisce senza nessuna parafrasi i «nuovi nomadi». E non si tratta di tuareg, di rom, sinti o zingari, comunque li si voglia chiamare. No, per Oberson i nuovi migranti sono i “nomadi fiscali”, i milionari e i miliardari che decidono di cambiare luogo di residenza in funzione dei vantaggi che il paese di accoglienza è in grado di garantire. Vantaggi fiscali, naturalmente. In una parola, meno tasse.
Il paradiso dei nuovi “nomadi” – non è una novità – è la Svizzera dove tra prati, montagne e città, miliardari provenienti da tutto il mondo hanno deciso di trasferire il loro domicilio fiscale. La legge della Confederazione consente loro di stipulare accordi con le autorità fiscali per pagare le imposte non in base ai redditi e al patrimonio ma in base alla cifra che spenderanno ogni anno per vivere: si tratta di accordi di tax ruling del tutto simili a quelli che le multinazionali sottoscrivono con il Lussemburgo o con l’Irlanda e che oggi sono sotto i riflettori della Commissione europea.

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Il patrimonio dei 300 ultra-ricchi quasi uguale al Pil svizzero

Ma tra i verdi prati e le montagne, le ricchezze dei nuovi “nomadi” continuano a crescere. Gran parte dei 300 uomini più ricchi della Svizzera censiti come ogni anno dai magazin economici Bilan (in lingua francese) e Bilanz (in lingua tedesca), infatti, sono turisti fiscali oppure sono milionari che da decenni hanno scelto la tranquilla confederazione per abitarci. Alcuni di loro hanno ormai anche la cittadinanza svizzera. Nel 2016, comunque, secondo Bilanz le loro fortune sono aumentate ancora raggiungendo la cifra complessiva di 613 miliardi di franchi svizzeri (equivalenti a 568,7 miliardi di euro), con un incremento di 18,6 miliardi rispetto al 2015. Nei periodi di crisi c’è chi stringe la cinghia (la maggioranza) e chi invece rimpingua ancora di più il proprio patrimonio. Continua ad accadere in tutto il mondo, dove la forbice tra poveri e ricchi si allarga pericolosamente, e accade anche in Svizzera, dove i 300 uomini più ricchi controllano un patrimonio quasi equivalente al Pil della Confederazione, che nel 2015 è stato di 692 miliardi di franchi.

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Più cauta la valutazione di Bilan (che ha sede a Ginevra), secondo il quale nel 2016 le ricchezze cumulate dei 300 ultra-ricchi sono scese del 3,3% rispetto al 2015. Comunque sia, si tratta di cifre da capogiro. Per entrare nella classifica bisogna possedere una ricchezza di almeno 100 milioni di franchi svizzeri. Parliamo dunque dello 0,1% della popolazione mondiale, una élite abituata a vivere in un mondo che non è quello di tutti noi.

I 13 italiani più ricchi della Svizzera

Il gruppetto degli italiani più ricchi della Svizzera è composto da 13 individui o famiglie. Vediamoli sulla base del racconto del magazine Bilan.

1 – Famiglia Bertarelli. Secondo la classifica di Bilan, i Bertarelli sono in assoluto la quinta famiglia più facoltosa della Svizzera con una ricchezza compresa tra i 13 e i 14 miliardi di franchi svizzeri, una cifra rimasta stabile rispetto al 2015. Dopo aver venduto la Serono, l’azienda di famiglia ceduta nel 2006 alla Merck, i fratelli Ernesto e Dona Bertarelli hanno lanciato alla fine del 2005 la Boston Pharmaceuticals, dove hanno investito 600 milioni di dollari attraverso il fondo di famiglia negli Stati Uniti, il Gurnet Point Capital. La presenza della famiglia in Svizzera resta legata al Campus Biotech di Ginevra, che conta più di 700 ricercatori ed è diventato un punto di riferimento nel settore delle neuroscienze.
2 – Famiglia Aponte. Con una ricchezza (stabile) tra 9 e 10 miliardi di franchi, la famiglia è guidata dall’armatore sorrentino Gianluigi Aponte, che nel nel 1969 ha fondato la società che avrebbe preso il nome di Msc. Oggi la compagnia è la seconda del mondo, ha chiuso il 2015 con un incremento del 10% dei ricavi e prevede una ulteriore crescita del 6% nel 2016. Per duplicare la capacità della flotta entro il 2022, gli Aponte hanno avviato un piano di investimenti di circa 8 miliardi di franchi.

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3 – Famiglia Perfetti. I Chupa Chups, i lecca lecca più famosi al mondo disegnati da Salvador Dalì e immortalati negli anni 70 nei telefilm del tenente Kojak (interpretato dall’indimenticabile Telly Savalas, nella foto in alto), continuano a essere una gallina dalle uova d’oro. E così anche quest’anno i fratelli Augusto e Giorgio Perfetti, proprietari del brand, hanno conservato il primo posto tra le famiglie più ricche del Canton Ticino, con un patrimonio tra i 5 e i 6 miliardi di franchi, in rialzo di 500 milioni rispetto al 2015. La società di famiglia fu fondata 70 anni fa a Lainate, vicino a Milano, dai fratelli Ambrogio ed Egidio Perfetti. Oggi i loro eredi, Augusto e Giorgio, ne hanno fatto il terzo gruppo mondiale nel settore con l’acquisizione della Van Melle e della società spagnola che produce i Chupa Chups. Se gustate chewing gum o caramelle Vivident, Mentos, Golia, Morositas, Big Babol o Brooklyn (la “gomma del Ponte”) state contribuendo alla salute del gruppo Perfetti.
4 – Famiglia Zegna. Gli Zegna, proprietari del gruppo Ermenegildo Zegna, possiedono secondo Bilan una ricchezza valutata fra i 2 e i 3 miliardi di franchi, stabile rispetto allo scorso anno. Gli eredi del fondatore della griffe della moda, scrive Bilan, hanno rilevato qualche settimana fa il controllo della Bonotto, azienda tessile di lusso che produce con la Bonottoeditions anche prodotti di arredamento di alta gamma. L’impresa di famiglia ha ricavi complessivi per 1,2 miliardi di franchi svizzeri e distribuisce i prodotti attraverso 524 negozi in un centinaio di paesi.
5 – Famiglia Agnelli de Pahlen. Nel 2003, dopo la morte del padre Gianni Agnelli, Margherita Agnelli de Pahlen ha ereditato un cospicuo patrimonio immobiliare e in cash (dopo una lunga vicenda giudiziaria relativa al testamento del padre) ma non ha nessuna partecipazione nel gruppo Fca (Fiat Chrysler Automobiles). La ricchezza complessiva di famiglia è valutata tra 1,5 e 2 miliardi di franchi. La figlia dell’avvocato Agnelli vive vicino a Ginevra e amministra la Ki Lin, la società che gestisce il suo patrimonio. Il marito, il conte Serge de Pahlen, gestisce invece la Sàrl Editions des Syrtes.
6 – Famiglia Malacalza. I Malacalza, azionisti di maggioranza di Banca Carige, vivono nel Canton Ticino e possiedono una ricchezza valutata da Bilan in 1,5-2 miliardi di franchi svizzeri. Vittorio e i figli Mattia e Davide controllano anche la Asg Superconductors, attiva nel settore dell’alta tecnologia.
7 – Famiglia Bonomi. Patrimonio stabile a 1-1,5 miliardi di franchi per la famiglia di Andrea Bonomi, che attraverso il fondo Investindustrial continua ad acquisire nuove società, come Valtur e Artsana, con i suoi marchi Chicco, Pic Solution e Medical Center. Il suo portafoglio, che ha una cifra d’affari di 5,9 miliardi di euro, si compone di una dozzina di società, tra le quali la Aston Martin. Nipote di Anna Bonomi Biolchini, solo nel 2015 Andrea Bonomi ha riportato in Italia le calzature Sergio Rossi, ha avviato un polo del lusso intorno a B&B Italia, azienda attiva nell’arredo di design di fascia alta ed è entrato nel capitale dell’aeroporto di Bologna. Ha cercato, senza successo, di acquisire il controllo di Rcs Mediagroup e del Corriere della Sera.
8 – Famiglia Fossati. Basata nel Canton Ticino, la famiglia Fossati possiede una ricchezza valutata tra 1 e 1,5 miliardi di franchi. Findim Group, la holding lussemburghese della famiglia, ha distribuito quest’anno 200 milioni di euro agli eredi di Danilo Fossati, l’inventore del famoso dado Star. Daniela, Stefania, Giuseppe e Marco hanno incassato un ulteriore dividendo di 40 milioni di euro. Dopo la tumultuosa avventura in Telecom Italia, scrive Bilan, la famiglia ha deciso di conservare 740 milioni di euro sotto forma di liquidità in banca. Findim controlla anche il 15,5% di Gas Plus e il 2% del fondo F2i.
9 – Pier Luigi Loro Piana. La sua ricchezza è valutata tra 1 e 1,5 miliardi di franchi svizzeri. Nel 2013, insieme al fratello Sergio (morto quello stesso anno), Pier Luigi Loro Piana ha venduto l’80% dell’azienda di famiglia al gruppo Lvmh del miliardario francese Bernard Arnault per 2,6 miliardi di dollari e oggi possiede una quota del 10%. Negli ultimi anni la società ha investito sulle capre mongole per produrre la lana più sottile del mondo, le sui fibre misurano 13,9 micron, con l’obiettivo di arrivare a 12 micron. Un cappotto di vigogna del brand italiano viene venduto a 14mila franchi svizzeri.
10 – Carlo De Benedetti. L’Ingegnere vive da tempo in Svizzera e ha un passaporto della Confederazione. È accreditato di un patrimonio tra i 500 e i 600 milioni di franchi svizzeri, secondo Bilan. E l’ammontare si mantiene stabile. A 82 anni, De Benedetti ha concluso quest’anno l’operazione di fusione tra il gruppo L’Espresso, che controlla la Repubblica, e l’Itedi, che controlla La Stampa e Il Secolo XIX. L’Espresso fa parte della holding Cir, che controla anche la Sogefi (automotive) le la Kos (cliniche private).

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11 – Sergio Marchionne. L’amministratore delegato del gruppo Fca ha la residenza fiscale nel cantone di Zug, vicino a Zurigo. Possiede un patrimoio valutato fra i 300 e i 400 milioni di franchi svizzeri ed è ormai il top manager italiano più remunerato. Appassionato di Maria Callas, Marchionne ha incassato lo scorso anno circa 63 milioni di euro in cash e in azioni grazie ai suoi incarichi in Fca, Cnh Industrial, Sgs e Philip Morris International. Le partecipazioni che detiene in Fca (1,13%), Cnh, Ferrari e Philip Morris sono valutate circa 300 milioni di euro.
12 – Michelle e Tomaso Trussardi Hunziker. Il loro patrimonio è valutato fra i 200 e i 300 milioni di franchi. Tomaso è l’erede del fondatore della griffe di moda. Nell’impresa di famiglia lavora anche Aurora, 19 anni, figlia di Michelle Hunziker e di Eros Ramazzotti, che ha svolto il suo apprendistato nel settore del marketing e della comunicazione. La società è controllata anche da Gaia, sorella di Tomaso, direttrice creativa del brand.
13 – Alessandra e Allegra Gucci. Ereditiere dell’impero della moda Gucci (oggi il marchio è controllato dalla holding francese Kering di Francois Pinault), Alessandra, 40 anni, e Allegra, 35 anni, hanno la residenza fiscale nel cantone dei Grigioni e hanno una ricchezza tra i 100 e i 200 milioni di franchi. Sono figlie di Maurizio, assassinato nel 1995. Qualche mese fa hanno messo in vendita una penthouse di 880 metri quadri su due piani nella Olimpic Tower, un grattacielo sulla Fifth Avenue a New York. Il prezzo: 38 milioni di dollari. Le sorelle Gucci chiudono la classifica degli italiani residenti in Svizzera con patrimoni superiori ai 100 milioni di franchi.

In Italia invece…

Pochi chilometri più a Sud, in Italia, l’ultimo Rapporto Censis annotava – pochi giorni fa – che oggi 6,9 milioni di persone sono in condizioni di «deprivazione materiale grave»: 2,6 milioni in più rispetto al 2010. Uno zoccolo duro di 4,4 milioni vive in questa situazione almeno da sei anni. Le famiglie in povertà alimentare sono oltre 2 milioni nel 2014 (pari all’8% del totale). E i minori in povertà relativa nel 2015 sono oltre 2 milioni, il 20,2% del totale.
In Italia il reddito medio è 29.472 euro all’anno, ma la metà delle famiglie non va oltre i 24.190 euro mentre al Sud si scende a 20mila euro. Nel 2014 le famiglie italiane disponevano in media di una ricchezza netta, costituita dalla somma delle attività reali e delle attività finanziarie al netto delle passività finanziarie, di 218mila euro. Il patrimonio della famiglia Bertarelli è 64.220 volte più alto della media italiana, quello delle sorelle Gucci “solo” 917 volte di più. Come direbbe il professor Oberson, i “nomadi fiscali” non se la passano poi tanto male.

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angelo.mincuzzi@ilsole24ore.com